Diario, taccuino, retrobottega

Qui finiscono le cose che accadono intorno ai libri, alle foto, alla poesia e alla voce.

Davide Borowski Davide Borowski

Vivere dentro Emily in Paris

Io voglio vivere dentro Emily in Paris. Non a Parigi, proprio dentro la serie: dentro quella bolla dove il massimo del guaio che può capitare è “ha visualizzato e non ha messo il cuoricino”, e la crisi esistenziale si risolve cambiando cappotto. Voglio svegliarmi la mattina con il problema di dover scegliere tra due brunch fotogenici e una riunione “super important” che in realtà è un pretesto per litigare su un hashtag.

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Oro

Sto traducendo una poesia di Mona Kareem, una poetessa Bidun assai talentuosa.

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The good shepherd - L’ombra del potere

Fa soffrire parlar male di De Niro alla regia, ma tant’è; fermo restando che Eric Roth alla sceneggiatura ha le sue colpe. Ciò detto, se vi spoilero qualcosa - e lo farò - non me ne frega nulla, è un film del 2006. Il bello di parlare dei vecchi film è che puoi sentirti in diritto di pensare che chi ti legge li abbia già visti. Ma veniamo a noi.

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Tenera è la notte, di Francis Scott Fitzgerald

La cosa straordinaria di questo romanzo, è che in esso vediamo saltare i parametri di narrazione e gli stilemi linguistici, formali - insomma: gli aspetti tecnici - del lavoro di uno scrittore che, dal punto di vista tecnico appunto, è stato forse il più perfetto del suo tempo, perlomeno tra gli anglofoni nati negli USA.

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Il museo dell’innocenza, di Orhan Pamuk

Mi sono convinto che una delle ragioni per cui Il museo dell'innocenza è un romanzo d'amore tanto straordinario è la spregiudicatezza di Orhan Pamuk nell'usare quello che ha. Nello specifico, lui ha Istanbul, e in quel romanzo non ci va leggero, la usa come una clava.

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Una tomba per Boris Davidovič, di Danilo Kiš

Trattasi di un libro di racconti ("sette capitoli di una stessa storia", recita il sottotitolo) ed è anche un libro pieno di sofferenza e di vuoti. Naturalmente, per via di queste sue caratteristiche, non penso abbia mai scalato le classifiche di vendita: nondimeno, Una tomba per Boris Davidovič è un testo che val la pena di leggere, anche se è un libro di racconti - e sappiamo che pochi lettori amano i libri di racconti - proprio a causa del fatto che è pieno di sofferenza e di vuoti.

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True Detective, finale della quarta stagione

L'unica morale sensata che riesco a trovare per il finale della quarta stagione di True Detective, dopo che mi ci sono scervellato un po', è che non bisogna scavare nel Permafrost per cercare strane cose a fini di ricerca.

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Ma c'è un uomoooo, fooorte, con un nome fantastico (Witold Gombrowicz)

Mi sono reso conto che Gombrowicz potrebbe essere, con Houellebecq e Agota Kristof, lo scrittore più negativo del Novecento: quello che più in là si è spinto nell'esplorare lo schifo implicito nel puro e semplice essere vivi, respirare, togliere aria al prossimo, farsene togliere, e via discorrendo.

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Il fucile da caccia, di Inoue Yasushi

Esordio narrativo - tardo: a quarantadue anni - di un poeta e critico d'arte. Un centinaio di pagine. Si legge in un'oretta. Si rilegge, volendo, per tutta la vita. Uno di quei libri che lo leggi a vent'anni, per dire, e ti sembra di aver capito delle cose. Poi lo rileggi un po' di tempo dopo e ti sembra di aver capito altre cose, diverse da quelle della prima volta. Lo rileggi un altro po' di tempo dopo e ti sembra di aver capito altre cose ancora, diverse da quelle della prima e della seconda volta. Non che il mio parere sia poi così autorevole: ma, secondo me, non c'è niente da capire. Solo una storia da leggere. Anzi, diverse storie.

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Davide Borowski Davide Borowski

Ma quale specchio

Lo si rilegge sempre con piacere, Le benevole di Jonathan Littell. Tuttavia, non bisogna fare l'errore che ha fatto qualche critico e molti lettori, e cioè di considerarlo uno specchio della realtà o un libro che racconta la verità dell'orrore nazista visto "da dentro".

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Un panno per toglier lo sporco dal vetro di una macchina

Io penso che a fare la differenza, in un romanzo, siano - spesso e volentieri - certe scene che sono come un panno per toglier lo sporco dal vetro di una macchina. Ovvero, ripuliscono e consentono di vedere. Io quando ne becco una, di scene così, è sempre una gran soddisfazione perché poi anche tutto il resto del romanzo, anche quel che c'è prima, non so come dire: ti vien voglia di tornare indietro per rileggere tutto, o buona parte del tutto, alla luce di quel pezzo lì. Non è che lo fai sempre ma la voglia ti viene.

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