Il pop è un abbraccio mortale
Se stai scrivendo un romanzo o una sceneggiatura
E scrivi una scena di dialogo
Ma ci metti del sesso per allungare il brodo
Si chiama sexplanation
Diventa pop
Se fai politica e dici “io sto tra la gente”
E per provarlo posti la foto col kebabbaro
Col barbiere, col muratore, col cane randagio
Diventa pop
Se apri un canale di cucina “povera”
E metti il tartufo sopra ogni pietanza, come se fosse prezzemolo
Una volta era una roba gourmand
Adesso, a parte che diventa pop, e fin qui pazienza
Ma è uno schiaffo alla povertà di quelli
Che il cattivo gusto si spreca
Se fai il romantico e porti una a vedere il tramonto
E quando sei lì, le dici “facciamoci un selfie”
E posti la foto dopo due minuti
A parte che diventa pop
Vuol dire che non ti sai vivere il momento
E se ti manda in bianco, te lo meriti
Se fai musica rap e ti atteggi
A parlare di quando spacciavi nel quartiere
Specie se è un quartiere che si è gentrificato cinque anni fa
Una volta era una roba tosta
Adesso diventa pop
Se sei l’autore di una fiction ambientata a Parigi
E da tutte le parti della città si vede la Torre Eiffel
Diventa pop
Se posti su Insta le foto degli hamburger che mangi
E poi pesi tre etti come una modella di D&G
È pop e basta, non è che lo diventa
Se parli di salute mentale e dici “rompiamo lo stigma”
Ma in ogni reel c’è la tua faccia perfetta, la luce perfetta
E il dolore è un filtro che ti snellisce la mandibola
A parte che, umanamente parlando, sei una merda
Diventa pop, c’è bisogno di dirlo?
Diventa pop, sì
E poi diventa notte
La notte quella che le nubi
Strozzano la luna fino a soffocarla
Che fa freddo e l’acqua del lago ti chiama
Che senza antidepressivi non dormi
Ma tu scatti una foto alla scatola di antidepressivi
E fai una storia su Insta
Dicendo che ormai tutti abbiamo bisogno di questo
Per dormire
Che viviamo in una società nevrotizzante
E allora
Diventa pop
[Poesia portata ieri, 1 febbraio 2026, al poetry slam di Versi Scomodi a Roma]