Arabo è donna è un libro che prova a raccontare, oltre alle sette poetesse intervistate, il mondo dal quale provengono.
Si tratta di un mondo fatto di storie, di personaggi, di cose che succedono. Sono cose a volte molto diverse da quelle che accadono in Occidente, a volte meno; la globalizzazione ha avuto il suo peso, si viaggia di più e ci si conosce un po’ meglio. Ma la visione di chi guarda al mondo arabo è anche alterata dalla lente dell’orientalismo, che oggi è meno spessa di una volta ma esiste ancora; così come è viziata dalla retorica dello scontro di civiltà, che influenza anche chi non ci crede.
E allora il libro non può limitarsi a dire “queste sono le poesie”: deve anche spiegare da dove vengono le parole, quali strade hanno attraversato, quali divieti hanno urtato, quali malintesi hanno subito. Deve provare a dire perché le parole sono quelle, proprio quelle, e non altre.
Una poesia, in contesti sovente segnati da scarsità di risorse, regimi politici oppressivi, conservatorismo religioso o socioculturale, malattie in Occidente largamente sconosciute, forti conflitti generazionali, è a volte un gesto semplice e insieme rischioso: può essere testimonianza di un amore contrastato da tradizioni o poteri, una sfida all’autorità, una preghiera detta con rabbia, uno sberleffo a qualcosa che altri considerano sacro ma è detestato o odiato da chi scrive. Raccontare il mondo da cui arrivano queste voci significa anche guardare alle città e alle periferie, alle famiglie, alle migrazioni, alle reti sociali, alle lingue che si mescolano. Mi è sembrato giusto farlo facendo parlare, ogni volta che ho potuto, le persone che vivono quel contesto, quei conflitti, e che ne hanno una conoscenza di prima mano.
Ho intervistato oltre 40 soggetti diversi, per età nazionalità e professione, con background culturali e generazionali anche molto distanti tra loro. Molte di queste interviste sono finite direttamente nel libro, altre no. Ne riprendo alcune qui, offrendo al visitatore l’opportunità di ascoltarle in versione audio. Per ogni intervista è indicato il nome della persona intervistata, il suo anno di nascita, la professione, e la data in cui l’intervista è stata fatta.
Mi è parso anche interessante dare l’opportunità di ascoltare i contenuti di altre interviste che invece nel libro non sono entrate, per ragioni perlopiù di spazio, e che trovate identificate come “tracce extra”. Le voci sono state prestate, oltre che da me, da persone amiche che ringrazio - Sara Lampedusa, Enrico Vannucci - e rielaborate tramite l’IA ElevenLabs.