Copertina di un libro intitolato "Arabo è donna" di Davide Borowski, con una foto in bianco e nero di una donna con accessori tradizionali e altri due ritratti di donne e un uomo, tutti in bianco e nero.

Arabo è donna è un libro che prova a raccontare, oltre alle sette poetesse intervistate, il mondo dal quale provengono.

Si tratta di un mondo fatto di storie, di personaggi, di cose che succedono. Sono cose a volte molto diverse da quelle che accadono in Occidente, a volte meno; la globalizzazione ha avuto il suo peso, si viaggia di più e ci si conosce un po’ meglio. Ma la visione di chi guarda al mondo arabo è anche alterata dalla lente dell’orientalismo, che oggi è meno spessa di una volta ma esiste ancora; così come è viziata dalla retorica dello scontro di civiltà, che influenza anche chi non ci crede.

E allora il libro non può limitarsi a dire “queste sono le poesie”: deve anche spiegare da dove vengono le parole, quali strade hanno attraversato, quali divieti hanno urtato, quali malintesi hanno subito. Deve provare a dire perché le parole sono quelle, proprio quelle, e non altre.

Una poesia, in contesti sovente segnati da scarsità di risorse, regimi politici oppressivi, conservatorismo religioso o socioculturale, malattie in Occidente largamente sconosciute, forti conflitti generazionali, è a volte un gesto semplice e insieme rischioso: può essere testimonianza di un amore contrastato da tradizioni o poteri, una sfida all’autorità, una preghiera detta con rabbia, uno sberleffo a qualcosa che altri considerano sacro ma è detestato o odiato da chi scrive. Raccontare il mondo da cui arrivano queste voci significa anche guardare alle città e alle periferie, alle famiglie, alle migrazioni, alle reti sociali, alle lingue che si mescolano. Mi è sembrato giusto farlo facendo parlare, ogni volta che ho potuto, le persone che vivono quel contesto, quei conflitti, e che ne hanno una conoscenza di prima mano.

Ho intervistato oltre 40 soggetti diversi, per età nazionalità e professione, con background culturali e generazionali anche molto distanti tra loro. Molte di queste interviste sono finite direttamente nel libro, altre no. Ne riprendo alcune qui, offrendo al visitatore l’opportunità di ascoltarle in versione audio. Per ogni intervista è indicato il nome della persona intervistata, il suo anno di nascita (se disponibile), la professione, e la data in cui l’intervista è stata fatta.

Mi è parso anche interessante dedicare spazio soprattutto ai contenuti che nel libro non sono riusciti ad entrare, per ragioni perlopiù di spazio, e che trovate segnalati come “tracce extra”. Le voci sono state prestate, oltre che da me, da persone amiche che ringrazio - Sara Lampedusa, Enrico Vannucci - e rielaborate tramite l’IA ElevenLabs.

Una strada nel centro di una città con edifici storici, alberi e veicoli in movimento, scena in bianco e nero.
Edificio abbandonato e in rovina in bianco e nero con pareti deteriorate, finestre rotte e strutture danneggiate, con un cielo nuvoloso sullo sfondo.
Una scena notturna in città con alcune persone che attraversano la strada, alcune auto parcheggiate e illuminazione stradale.
Persone che camminano in una città moderna con grattacieli, vista in controluce.
Scalinata in pietra in un vicolo di un paese antico, con muri in pietra e pavimentazione in ciottoli.
Una donna con il velo bianco parla con un uomo da dietro, in una scena di strada affollata in bianco e nero.
Strada affollata con veicoli e persone, negozi e bancarelle lungo il marciapiede, edifici in background, alberi su entrambi i lati.
Edificio abbandonato e in rovina, con muri danneggiati e finestre rotte, balcone arrugginito.
Una strada stretta e lastricata con edifici bianchi di vecchia costruzione ai lati, alcune biciclette appoggiate alle pareti, due persone, un uomo e un bambino, che passeggiano o pedalano.
Immagine in bianco e nero di una strada urbana con veicoli e pedoni, effetto motion blur.
Paesaggio desertico con un albero centrale, rocce e arbusti, sotto un cielo con alcune nuvole, in bianco e nero.
Il testo «Arabo è donna» con un'immagine in bianco e nero di una donna araba vista di profilo, decorata con gioielli e tradizionalmente vestita, in un contesto che richiama la cultura araba.