Use of Weapons (La guerra di Zakalwe), di Iain M. Banks

Non tutti sanno che Mancur Olson - realisticamente il politologo più influente del Novecento, alla cui scuola si sono formati più uomini e donne di potere di quanti si possa contare – era un appassionato lettore di fantascienza. Nel 1996, poco prima di morire, in occasione di un seminario estivo all’università di College Park nel Maryland al quale partecipavano in massima parte studenti esterni provenienti da Harvard e Princeton, sbalordì letteralmente i discenti affermando che la quasi totalità delle discussioni accademiche sono inutili; anzi, che in realtà le discussioni sono inutili ovunque, che il metodo socratico è il non plus ultra della stupidità e che funzionerebbe solo in un contesto dove entrambe le parti sono mentalmente aperte e bene intenzionate, il che non succede mai. A sostegno della propria tesi, citò un passaggio del romanzo Use of Weapons dello scrittore scozzese di fantascienza Iain M. Banks, che a quei tempi era abbastanza nuovo in quanto uscito nel 1990 (ne esiste anche una versione italiana pubblicata dalla Nord con il titolo La guerra di Zakalwe, che però non ho letto). Il passaggio recitava così (la traduzione è mia):

"Sospetto fortemente che le cose in cui le persone credono siano di solito solo quelle che ritengono giuste in base ai propri istinti; le scuse, le giustificazioni, le argomentazioni apparentemente razionali, vengono dopo. Sono la parte meno importante, meno significativa di ciò in cui le persone credono. Ecco perché è possibile annichilirle, prevalere nella discussione, dimostrare che l'altra persona ha torto, e quella persona continua a credere a ciò che credeva fin dall'inizio. […] Te la sei presa col bersaglio sbagliato".

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Budrio, inverno 2024.

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