Niente da nascondere, di Michael Haneke
Ancora un vecchio film, visto in streaming qualche giorno fa, e che non mi è piaciuto. Per carità: è pure ben girato tecnicamente, con bravi attori. C’è Georges, un intellettuale borghese che conduce un programma televisivo di letteratura, ed è un felice padre di famiglia. Le sicurezze della sua esistenza protetta si incrinano quando comincia a ricevere strani messaggi, impossibili da codificare: videocassette con immagini sue e dei suoi familiari ripresi di nascosto dalla strada, disegni infantili e violenti.
Lessico famigliare, di Natalia Ginzburg
Sembra, dapprima, uno di quei romanzi tipicamente italiani, tendenti all’intimismo spicciolo, tutto fumo e niente arrosto e l'uso della lingua a fare da contorno: non succede niente, o quasi. Ma non lo è.
Una porta a Nicosia, Cipro.
Le porte mi interessano.
Ray Bradbury, il mago
Lui non voleva fare lo scrittore.
La grazia, di Paolo Sorrentino
Ho visto al cinema La grazia e ho avuto contezza del fatto che Sorrentino ha imbroccato il capolavoro. La sola scena del presidente della Repubblica che rappa Le bimbe piangono vale il prezzo del biglietto.
Motivi poco intelligenti per comprare libri
Spesso compro libri per motivi che alcuni considererebbero poco intelligenti: la copertina, il titolo. Ricordo che, quando vidi la copertina di Felici i felici, di Yasmina Reza, non ci fu molto da dire, lo comprai, poi devo dire che mi trovai benissimo, andò tutto bene, anzi, poi quel libro è diventato un libro importante per me.
Il poetry slam organizzato da Versi Scomodi a Roma in data 01.02.2026.
Non ho vinto. Però mi sono divertito e ho trascorso una serata piacevole.
I leoni di pietra
Ai leoni di pietra, la cosa non interessa.
Vivere dentro Emily in Paris
Io voglio vivere dentro Emily in Paris. Non a Parigi, proprio dentro la serie: dentro quella bolla dove il massimo del guaio che può capitare è “ha visualizzato e non ha messo il cuoricino”, e la crisi esistenziale si risolve cambiando cappotto. Voglio svegliarmi la mattina con il problema di dover scegliere tra due brunch fotogenici e una riunione “super important” che in realtà è un pretesto per litigare su un hashtag.
Budrio, inverno 2024.
Un arco, l’inverno, muri.
Use of Weapons (La guerra di Zakalwe), di Iain M. Banks
Non tutti sanno che Mancur Olson - realisticamente il politologo più influente del Novecento, alla cui scuola si sono formati più uomini e donne di potere di quanti si possa contare – era un appassionato lettore di fantascienza.
La sceneggiatura di un film di Sorrentino
Se mai scrivessi la sceneggiatura di un film di Paolo Sorrentino.
Muro di una casa di riposo palestinese
Muro di una casa di riposo palestinese a Masafer Yatta, in Cisgiordania, usato da coloni israeliani per fare pratica di tiro con granate a frammentazione.
Una demarcazione
Una demarcazione così netta.
Il pop è un abbraccio mortale
Poesia portata ieri, 1 febbraio 2026, al poetry slam di Versi Scomodi a Roma.
Oro
Sto traducendo una poesia di Mona Kareem, una poetessa Bidun assai talentuosa.
The good shepherd - L’ombra del potere
Fa soffrire parlar male di De Niro alla regia, ma tant’è; fermo restando che Eric Roth alla sceneggiatura ha le sue colpe. Ciò detto, se vi spoilero qualcosa - e lo farò - non me ne frega nulla, è un film del 2006. Il bello di parlare dei vecchi film è che puoi sentirti in diritto di pensare che chi ti legge li abbia già visti. Ma veniamo a noi.
Tenera è la notte, di Francis Scott Fitzgerald
La cosa straordinaria di questo romanzo, è che in esso vediamo saltare i parametri di narrazione e gli stilemi linguistici, formali - insomma: gli aspetti tecnici - del lavoro di uno scrittore che, dal punto di vista tecnico appunto, è stato forse il più perfetto del suo tempo, perlomeno tra gli anglofoni nati negli USA.
Il museo dell’innocenza, di Orhan Pamuk
Mi sono convinto che una delle ragioni per cui Il museo dell'innocenza è un romanzo d'amore tanto straordinario è la spregiudicatezza di Orhan Pamuk nell'usare quello che ha. Nello specifico, lui ha Istanbul, e in quel romanzo non ci va leggero, la usa come una clava.
Una tomba per Boris Davidovič, di Danilo Kiš
Trattasi di un libro di racconti ("sette capitoli di una stessa storia", recita il sottotitolo) ed è anche un libro pieno di sofferenza e di vuoti. Naturalmente, per via di queste sue caratteristiche, non penso abbia mai scalato le classifiche di vendita: nondimeno, Una tomba per Boris Davidovič è un testo che val la pena di leggere, anche se è un libro di racconti - e sappiamo che pochi lettori amano i libri di racconti - proprio a causa del fatto che è pieno di sofferenza e di vuoti.