Islands in the Subway.
Le foto
Provo scarso interesse per l’idea di descrivere la città in senso documentario, e neanche sto cercando di costruire un catalogo di tipi umani. Mi interessa il momento in cui una persona - o un gruppo di persone - paiono separarsi dal flusso e diventare, per un istante, un’isola. O un arcipelago. Che si crea quando un evento che attira l’attenzione, un gioco di sguardi, un episodio catalizzatore o il fatto di dover scendere alla propria fermata crea una dinamica che mette in relazione due viaggiatori, o un gruppo. Gli arcipelaghi che si generano possono avere geometrie complesse, spesso inattese: magari c’è una coppia, e l’attenzione dei due partner si indirizza in modo divergente; magari succede qualcosa che coagula l’interesse di soggetti eterogenei che vengono da contesti molto diversi, e ben difficilmente avrebbero qualcosa a che fare gli uni con gli altri nella loro consueta rete sociale.
Islands in the Subway n. 70
Islands in the Subway n. 61
Islands in the Subway n. 66
Islands in the Subway n. 55
Islands in the Subway n. 51
Islands in the Subway n. 30
Islands in the Subway n. 42
Islands in the Subway n. 40 (Cycling Beneath The City)
Racconti della metropolitana, II
Racconti della metropolitana, VII
Islands in the Subway n. 20
Islands in the Subway n. 37
Islands in the Subway n. 47
Islands in the Subway n. 13
Islands in the Subway n. 48
Islands in the Subway n. 50
Islands in the Subway n. 19
Islands in the Subway n. 23
Racconti della metropolitana, III
Racconti della metropolitana, I
Le immagini di Islands in the Subway nascono da una condizione precisa: osservare persone che, per un lasso di tempo, condividono lo stesso spazio senza appartenersi davvero tra loro, e senza appartenere a quel luogo.
La metropolitana costruisce prossimità forzate, attese, distanze minime, posture involontarie. Corpi seduti uno accanto all’altro, sguardi che si evitano, mani occupate da telefoni - ormai onnipresenti - e borse. Ogni fotografia prova a isolare uno di questi stati di sospensione.
La serie alterna immagini più dense e immagini più rarefatte, figure singole e piccoli gruppi, immobilità e passaggi. Sono fotografie di transito, ma soprattutto fotografie di qualcuno che si trova in qualche forma di contraddizione, anche se non sempre evidente. Persone ferme dentro un luogo fatto per muoversi; persone vicine che restano lontane; volti, corpi e gesti che per pochi secondi emergono dall’anonimato della città e poi vi ritornano.