Islands in the Subway.
La tecnica
Islands in the Subway nasce in un ambiente fotograficamente instabile: luce artificiale irregolare, corpi in continuo movimento, vibrazioni, passaggi improvvisi, spazi stretti, tempi di osservazione brevissimi. La tecnica non cerca quindi di neutralizzare questa instabilità, ma di organizzarla.
La serie è stata realizzata con una Sony Alpha 7 IV, mirrorless full frame da 33 megapixel. La qualità del sensore e l’ampia possibilità di lavorare sui file consentono di alternare due registri apparentemente opposti: da una parte immagini estremamente nitide e definite, dall’altra fotografie in cui il movimento viene lasciato entrare nel fotogramma e diventa parte della costruzione visiva.
Il punto centrale è proprio questo rapporto tra fermo e mosso. In alcune immagini il soggetto principale viene mantenuto perfettamente leggibile - mentre figure secondarie, passanti o elementi periferici conservano una traccia di movimento. In altre il mosso coinvolge direttamente il corpo, trasformandolo in una presenza meno descrittiva e più instabile. Si tratta di un approccio compositivo: serve a rendere visibile la differenza tra chi occupa lo spazio e chi lo attraversa.
La scelta del tempo di esposizione varia quindi in funzione della scena. Quando serve isolare un volto, un gesto o una postura, si conferisce una maggiore stabilità; quando invece l’immagine ha bisogno di restituire il flusso, il movimento viene accettato o anche perseguito. È questa alternanza a costruire il ritmo della serie.
Anche la profondità di campo viene usata in modo difforme e complesso. Alcune foto mantengono una notevole leggibilità dell’ambiente, altre comprimono maggiormente lo spazio e fanno emergere un unico corpo o un piccolo gruppo. La metropolitana viene trattata come una struttura di linee, superfici, aperture, riflessi e traiettorie entro cui le figure si dispongono.
L’autofocus della α7 IV consente di lavorare rapidamente anche in situazioni molto dinamiche, e tuttavia la messa a fuoco non si sposa sempre con una ricerca di perfezione ottica. L’immagine può essere nitida al centro e più instabile ai margini; può fissare un volto e perdere uno o più passanti; può lavorare su un dettaglio molto definito mentre il resto della scena scivola, sbiadisce. Queste scelte costruiscono una gerarchia visiva che è parte integrante del metodo.
La postproduzione mantiene lo stesso equilibrio. La scelta del bianco e nero fa sì che il rumore cromatico sia contenuto; inoltre mette in evidenza struttura, linee, posture e contrasti. Il trattamento non elimina il carattere accidentale della ripresa: conserva invece sfocature, tracce di movimento, zone più dense e zone più rarefatte quando queste contribuiscono al senso dell’immagine.
La nitidezza, quindi, è uno degli strumenti del progetto e non il suo fine ultimo. Accanto ad essa, il mosso introduce tempo, passaggio, instabilità. Le immagini più ferme tendono verso una qualità quasi classica; quelle più mosse ricordano invece che tutto avviene in un luogo costruito sul transito, senza mai rinunciare alla classicità che il bianco e nero tiene in vita.
È proprio nella tensione tra queste due condizioni - la figura che resta e il mondo che scorre - che Islands in the Subway trova la sua forma.