Islands in the Subway n. 23

Il progetto relativo alle immagini scattate in metropolitana procede. Ho cercato di costruire una estetica quanto più classica possibile, ostinata fino al fanatismo nel suo rifiuto sia della instagrammabilità dell’immagine, sia dell’empatia forzata verso i soggetti: che restano, nella totalità dei casi, degli sconosciuti dei quali non so nulla.

Mi interessava conservare una distanza, tesa alla ricerca della sobrietà e del decoro, dallo spettacolo emotivo che oggi sembra inevitabile in troppa fotografia di strada. La metropolitana diventa così un luogo di apparizioni glaciali, intermittenti, dove ogni individuo rimane irriducibile alla narrazione di chi fotografa. La classicità che inseguo mira a evitare l’enfasi, sottrarre invece che aggiungere: lasciare che siano le posture, gli sguardi e le geometrie a produrre significato. Cerco linee stabili, geometrie leggibili, rapporti tra luce e ombra che abbiano qualcosa della disciplina del cinema classico. Anche il bianco e nero nasce da qui, come tentativo di sottrarre le immagini alla spasmodica ossessione del vedere nel soggetto un incontro e un dialogo, restituendo loro una dimensione quasi archetipica. I passeggeri diventano frammenti di una commedia umana che potrebbe appartenere tanto al presente quanto a quarant’anni fa. Chi siano poi davvero, come persone intendo, non è poi così importante.

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Ritratto del poeta Vik Stragovin

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