Islands in the Subway n. 30
Il progetto relativo alle immagini scattate in metropolitana procede.
Sono arrivato a 36 immagini valide. Alcune sono migliori di altre, com’è ovvio; nei prossimi giorni farò una prima scrematura, nell’ipotesi di quelle che mi piacerebbe vedere in un libro, o in una mostra.
Sto già vedendo emergere dei percorsi drammaturgici abbastanza chiari: certe immagini funzionano come nuclei di narrazione e di senso, pressoché autosufficienti, laddove altre mi sembrano “vive” solo in relazione al progetto nel suo complesso, in relazione con le altre, come cerniere o respiri tra i diversi momenti di picco. È tra l’equilibrio tra queste due tipologie che che si vedrà se il progetto funziona: non cioè sulla qualità isolata, bensì sulla capacità di tenuta della sequenza. Voglio evitare, per quanto possibile, l’effetto portfolio - quelle crestomanzie di belle immagini che però non diventano narrazione organica - e sviluppare una trama. Che possieda, pure, una sorta di grammatica propria - quella condizione di isolamento “in mezzo agli altri”, di prossimità senza contatto, che la metropolitana impone a chi la adopera.