Trilogia del Marconi Hotel. Il racconto
La Trilogia del Marconi Hotel non è nata come progetto.
Le fotografie sono state scattate come spesso succede quando si frequenta molto un certo posto. Non è insolito che un fotografo - soprattutto uno che fa molta fotografia di strada, o comunque realizza sovente foto non preparate, che non nascono all’interno di una sessione di shooting ma semplicemente dall’opportunità di farle - finisca per produrre un certo numero di immagini nei luoghi che frequenta più spesso.
E io il Marconi Hotel di Rende l’ho frequentato davvero moltissimo, e continuo a frequentarlo tuttora. Nel tempo, quindi, si sono accumulate fotografie scattate nell’hotel o nelle sue immediate vicinanze. Molte di queste non hanno avuto nessuna sorte particolare, o almeno nessuna sorte visibile: sono state parcheggiate, archiviate, e non hanno conosciuto né una particolare visibilità né un fronte espositivo.
Alcune, invece, hanno cominciato a emergere. Le avevo inizialmente pubblicate sul mio sito, su IG, e poi avevo iniziato a proporle all’interno del mio portfolio. Ma il fatto che quelle foto fossero emerse non aveva ancora prodotto, nella mia testa, un collegamento tra loro. Non le avevo mai pensate come parti di uno stesso progetto. Il momento in cui ho cominciato a vederle in modo diverso è giunto quasi per caso; stavo scorrendo le mie foto per capire quali inviare ad alcune call. Mi sembra addirittura che stessi cercando immagini per una call nella quale il colore blu aveva un ruolo centrale. È stato allora che mi sono trovato davanti, una dopo l’altra, queste tre foto che fino a quel momento non avevo mai associato.
E mi sono accorto che, messe insieme, producevano un discorso coerente. C’era una narrazione, un percorso. A quel punto ho pensato di farne un progetto. Anzi, in quel momento il progetto me lo sono proprio immaginato davanti agli occhi: le tre fotografie esposte insieme nello stesso spazio, disposte secondo un ordine preciso. Una sulla sinistra, una sulla destra, una al centro. Mi sono immaginato anche il formato. In quell’istante, ogni dettaglio del progetto o quasi ha preso forma.
Da allora ho cominciato a trattare la Trilogia del Marconi Hotel come una installazione: le tre foto dovevano essere stampate insieme, su un certo tipo di carta, per stare in un certo tipo di ambiente. E quando la trilogia è stata acquistata da un collezionista privato, mi ha fatto piacere scoprire che l’ambiente in cui sarebbero state esposte non era così distante da quello che avevo immaginato io.
È quindi un progetto che non nasce da un’intenzione preventiva. La sua forma è arrivata dopo, attraverso l’osservazione delle singole fotografie che già esistevano; una volta riconosciuto quel legame, tutto il resto è stato quasi in discesa. Mi è diventato evidente che quelle tre immagini potevano e dovevano stare insieme.
È un processo che, in qualche modo, testimonia una cosa che trovo interessante della fotografia: un progetto non deve necessariamente nascere da un’idea autoriale. Può anche insorgere da un’opportunità - e dalla capacità di riconoscere, a posteriori, ciò che le foto avevano già cominciato a raccontare da sole.