Star Trek, fabbrica di metafore
Dobbiamo a Star Trek alcune metafore culturali veramente azzeccate. I Borg, forse la più riuscita, sono una prodigiosa idea di società-alveare basata non su una distopia di stampo dittatoriale e autoritario, ma sul consumo sistematico di ogni risorsa disponibile, sulla nullificazione di diversitá e tradizioni culturali, nonché su una fede mistica nel concetto di fine della storia: “Sarete assimilati. L'autodeterminazione è irrilevante”. La frase è così figa che è diventata un tormentone per nerd: non a caso, nella sua versione originale - “Self-determination is irrelevant” - campeggia su una t-shirt alla quale sono affezionato a dir poco.
I Borg non odiano ciò che incontrano, non lo combattono nemmeno davvero: lo inglobano. Ogni civiltà diventa una materia prima da smontare e riutilizzare. Le differenze vengono preservate solo nella misura in cui risultano utili al sistema; tutto il resto viene uniformato e assorbito. È difficile immaginare una metafora più efficace di certi processi contemporanei, soprattutto culturali: in conseguenza dei quali lingue, tradizioni, gusti, perfino gli atti insurrezionali finiscono per essere trasformati in prodotti intercambiabili. I Borg non promettono un futuro radioso, non hanno tradizioni gloriose né si tramandano fasti imperiali, non parlano di giustizia o uguaglianza: promettono efficienza, e va detto che la mantengono. La loro utopia è un universo senza attriti, senza conflitti, senza gli sprechi di energie dovuti alla stupidità o al dibattito. Un cosmo in cui ogni domanda abbia già ricevuto risposta e ogni deviazione sia stata corretta. Che poi è il motivo per cui fanno paura. Non gli serve praticare la tirannia militare o l’oppressione poliziesca. Sono la metafora del sistema che ti convince che essere diverso sia uno spreco di risorse. E una volta entrato nel Collettivo, la cosa più inquietante è che smetti perfino di desiderare alcunché di diverso.
Non a caso il Collettivo è, insieme al Dominio, la maggiore potenza della galassia.