Io sono felice

Notti al Tasso Alcolico al Vomero, la metro col cazzo che passa

Mi fumo una paglia in terrazza con l’aorta che fa da grancassa

Da sopra, guardo i tossici in fondo a Via Montedidio belli spalmati

E rido dei gruppi WhatsApp dei poeti frustrati e esaltati

Sprofondo dentro ai miei libri, le foto sfocate e i treni lenti

Ora sono tutti mindfulness, una volta erano dementi

I kebab di notte, il parcheggio giammai sotto casa

Le storie che finiscono epperò senza una vera frase

I reel motivazionali, i podcast dei fatti di sangue, i cazzo di guru

Le presentazioni coi calici e quelli che “frate tiggiuro”

Le chat cancellate, le tipe che leggono Rilke al brunch

Camerieri con la faccia implosa che imprecano appresso al punch

E in mezzo mi ci muovo io

Che non ho mai imparato a stare al mondo

Ho imparato a sembrare uno che ci riesce

Che è molto diverso

So guardare negli occhi la gente

So perfino farla ridere

Mentre, dentro la mia testa, penso che ogni stanza

Prima o poi

Troverà il modo di espellermi

Ci sono notti in cui torno a casa

E lascio acceso YouTube soltanto per sentire una voce

Qualunque

Anche uno che spiega la storia delle corazzate giapponesi

O una ragazza californiana che prova rossetti

Che poi, la storia delle corazzate giapponesi si è rivelata più interessante del previsto

Ma questo è un altro discorso

Mia madre ancora oggi

Quando vado a trovarla

Mi chiede se mangio abbastanza

Ho invidiato uomini peggiori di me

Per cose patetiche

Per la naturalezza con cui entravano in una stanza

E parevano contenti di starci

Per la capacità di telefonare a qualcuno

Senza sentirsi un disturbo

Una volta una donna mi ha detto

“Tu vivi come se dovessi andartene tra mezz’ora”

Lì per lì ho pensato “ma sei stronza”

Anche perché avevamo appena scopato

E non è una cosa carina da dire, dopo che abbiamo appena scopato

O no?

E mi ha fatto incazzare che è stata tipo una profezia autoavverante

Perché siccome mi aveva fatto innervosire

Tempo mezz’ora, mi sono rivestito e me ne sono andato

Poi però ci ho pensato per mesi

Perché aveva ragione

Tengo sempre una parte di me pronta alla fuga

Come quei negozi di periferia

Che non sono mai stati chiusi

Ma allora se non sono mai stati chiusi

Vuol dire che non hanno mai aperto

Quando ci passi davanti, ti pare che siano stati lì sempre

Al massimo ci sta la serranda mezza abbassata la notte

Ma c’è la luce

E se provi a entrare per comprare qualcosa

Stai tranquillo che te lo vendono

E certe mattine

Quando il caffè sale dalla moka

E dalla finestra entra un rumore di motorino

Io sento una felicità così precisa

Così perfettamente inutile

Che mi viene paura

Perché le cose che finiscono

Di solito

Cominciano così.

[Poesia portata, in una versione un po’ accorciata, il 6 maggio 2026 al Poetry Slam svoltosi a Il Birracolo, a Frosinone, organizzato dal collettivo SPOKEN / Poesia e Rivoluzione]

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