Quadri di un’esposizione

Quando stai promuovendo un tuo progetto artistico, un libro, una mostra, un disco, quello che ti pare, al principio è normale trovare molte porte chiuse; un bel po' te le sbatteranno proprio in faccia. Però a volte invece troverai spiragli - e dovrai essere lesto a infilarti; in qualche rara occasione ti faranno entrare direttamente dalla porta principale, e ti chiederai se non ti abbiano scambiato per qualcun altro; infine, poi ci saranno quelli che inizialmente ti han sbattuto la porta in faccia che magari cambieranno idea.

L'idea che mi son fatto è che bisogna perseverare, convinti di ciò che si sta facendo e senza prendersela, per tutto il tempo che serve e con tutta la tigna che serve, consapevoli che molto di ciò che avverrà di buono sarà per caso, prendendo atto che le porte in faccia fanno parte del trattamento standard e non sono nulla di personale, per cui non ha senso farsi il sangue cattivo. E poi, come diciamo in famiglia, se non ci credi tu per primo, chi vuoi che ti dia retta? C'è una espressione a sfondo musicale - ispirata al lavoro di Musorgskij - che usiamo sempre, e che adoro, la quale riassume un po' l'intera faccenda: ve la rivendo qui, dovesse mai venirvi utile. Io la sento ripetere da molti dei miei parenti da quando sono piccolo, e mi è spesso tornata comoda: “Bisogna esser disposti a trascorrere una notte all'addiaccio sul Monte Calvo, se poi vogliamo sfilare in pompa magna sotto la Grande Porta di Kiev”.

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Bourée