Non sono un poeta
Non ho problemi a prostituire la mia ispirazione
Il giorno che l’ho conosciuta era già un troione
Perché io non sono un poeta, sono l'inganno che si fa profeta
Sono un asceta laido, Fidippide senza meta
Sono l’eco che stride nel fondo del giorno
La risata che graffia il silenzio del ritorno
Sono il fuoco che arde nei pozzi del sangue
La madre che culla, e il figlio che langue
Il bel nome e la brutta faccia che esigo siano ricordati
La strofa di Glenn Miller chiusa da un giro di fiati
Sono la guerra e la pace che mentono uguale
L’animale ferito che prega il suo male
Sono l’ombra che danza sul muro del tempo
Una stella solitaria che ignora il firmamento
Una stella snob che se ne fotte del firmamento
Sono il verso in cui disvelo, e quello in cui mento
E non è detto che ci sia più verità nella prima cosa
Sono il battito cieco del cuore del mondo
Usato come bomba in una tenzone amorosa
La voce d’un dio che si è perso nel fondo
Di un caffè preso in un bar a Materdei
La chitarra di Jimmy Page su un valzer di Casadei
I versi che salvi sul telefonino perché ti son rimasti impressi
Le scritte di gente che cerca amanti nei cessi
Sono il vino versato sull’altare dei vinti
Il peccato che resta nei corpi dipinti
Sono l’uomo che si teme e che ride di sé
Un dio dimezzato, un sovrano in ginocchio
Sono la febbre che sale e il medico non sa perché
La lacrima che indugia al confine dell’occhio
La notte che inghiotte il mio nome e lo sputa
Un coro di stelle che mi deride e mi stupra
La muta di cani che bracca il cinghiale
Il poema sinfonico composto da un animale
Ho bruciato i miei santi in un solo respiro
Ho ritirato il trofeo come fosse un Tapiro
Sono il manganello che vendicherà i vetri rotti
L’innocenza perduta nei corpi corrotti
La canzone che urla e poi tace nel fiato
Sono l’amore che hai detto e poi hai rinnegato
Sono la sanità pubblica venduta al privato
Sono il pacifista deluso che si dà alle stragi di stato
E ora cammino, cieco, ma lucido e desto
Tra ciò che si nasconde e ciò che è manifesto
Perché sono, infine, ciò che non si perdona:
La sirena impazzita, la parola che risuona
La voce che chiama dal fondo del male -
Sono il tuo errore, e la mia morale
E non ho problemi a prostituire la mia Musa
Era già una puttana, il giorno che l’ho conosciuta.
[Letta per la prima volta in pubblico in occasione della finale del torneo di poetry slam SALVO IMPREVISTI a Benevento, organizzato dal collettivo Flysch Fact, in data 29.05.2026]