Noire Journal Gallery Edition No. 1: Mediterranean

Ci sono luoghi che abbiamo visto così tante volte da non riuscire quasi più a guardarli. Il Mediterraneo è uno di questi. Secoli di pittura, letteratura, fotografia e, più recentemente, di pubblicità turistica e non - D&G insegna - ne hanno costruito un'immagine arcinota al punto da essere diventata stucchevole: il mare azzurro, le facciate consumate dal sole, i vicoli, le barche, la luce. Tutte cose che esistono, naturalmente. Lo ammetto, le ho fotografate anch’io. Continuo a farlo. Non ho scusanti, Vostro Onore. Epperò c’è un però.

La prima Gallery Edition di Noire Journal, intitolata Mediterranean, ha riunito 24 fotografi chiamandoli a confrontarsi con questo spazio storico, geografico e culturale. Come ne siamo usciti? Abbastanza bene, mi sembra. C’è chi il mare l’ha sfidato di petto, direttamente, sprezzante dei trilioni di byte di foto su Instagram che ci sono in giro. C’è chi ha scelto una strada più defilata: io, tra questi. Ne è venuto fuori un progetto espositivo digitale nel quale convivono approcci documentari, ricerche sul paesaggio, indagini architettoniche e interpretazioni più intime e personali. Ventiquattro modi di guardare qualcosa che, a dispetto della sua apparente familiarità, continua a sottrarsi a ogni definizione conclusiva.

Il mio Mediterraneo non è particolarmente disposto a farsi ammirare. È un territorio nel quale la bellezza convive con il degrado. Io ci vedo, oggi, anzitutto certe mie sconfitte, certi dispiaceri. Non è una situazione definitiva, spero. Però oggi, se voglio pensare ai miei successi, alle mie vittorie, mi viene in mente Milano, o Arles. Non so, facciamo anche Budapest. Ho stravinto, a Budapest. Però a Budapest c’è il Danubio. Il Mediterraneo, no. Non c’è.

La fotografia, stringi stringi, è questo. A scrivere un libro, ci stai dei mesi. C’è chi ci sta degli anni. Quando scatti una foto, cerchi di dominare un numero molto alto di variabili per convocare in un istante un qualcosa che in quell’istante vive. Il mio è un Mediterraneo fatto dei miei istanti di rovina e di perdita. Se si spalanca un portone antico, ti ritrovi sul retro di un palazzo gentilizio a guardare un furgone parcheggiato. Se prendi la metro, torni nei luoghi dove hai perso. Se guardi il Partenone, ti pare che voglia schiacciarti. Non è che la bellezza non ci sia, eh. Però è una bellezza complicata.

Noire Journal è una piattaforma indipendente dedicata all'arte contemporanea, fondata da Albertha Lleshdedaj, che presenta artisti emergenti e affermati privilegiando la riconoscibilità del linguaggio e l'identità della ricerca visiva. Questa prima Gallery Edition è un'occasione interessante anche per confrontare interpretazioni molto differenti di un territorio che appartiene contemporaneamente a molte culture e a nessuna in particolare.

Il progetto, lo trovate qui.

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O tiempo se ne va n. 1

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Qualche foto da Palazzo Farinosi Branconio a L’Aquila, sede del Polo Culturale de La Galleria BPER, scattata in data 23.09.26