Islands in the Subway cambia forma
Per molto tempo il progetto Islands in the Subway è rimasto raccolto in una sola pagina: immagini, intenzione, riferimenti, metodo. A un certo punto quella forma ha cominciato a stargli stretta. Ho deciso di separare ciò che prima era sovrapposto: da oggi Islands in the Subway vive in tre pagine distinte.
Il progetto è il luogo dell’idea. È la pagina in cui provo a spiegare da dove nasce questo lavoro, quali sono le sue coordinate visive, quali precedenti lo hanno alimentato e perché la metropolitana mi interessa di là del suo contenuto sociale e urbano nel senso stretto. Qui trovano spazio anche i riferimenti: la fotografia documentaria americana, la forma classica, la scultura, il rapporto tra fisicità, comportamento degli esseri umani e architettura.
Le foto è invece il luogo in cui il progetto mostra ciò che ha da offrire. È la pagina in cui Islands in the Subway si regge sulle proprie gambe, che sono le immagini: il testo serve giusto a chiarire il processo che le ha portate in scena: è, se volete, il bastone da passeggio del dandy. A cui il dandy tiene, per carità, ma se è un vero dandy lo è anche senza bastone.
La tecnica racconta infine il modo in cui queste fotografie sono state costruite. La Sony Alpha 7 IV, il rapporto tra nitidezza e mosso, la gestione dei tempi, la profondità di campo, il bianco e nero, la postproduzione. E a chiarire, finanche a me stesso - sono capace di dimenticare cose di grande importanza che riguardano la mia vita privata, figuriamoci i miei procedimenti artistici - una cosa che per me è diventata evidente lavorando alla serie: la tecnica non serve a eliminare l’instabilità della metropolitana. Serve a organizzarla.
È probabilmente questo il punto che oggi sento più chiaramente. In alcune immagini il soggetto resta fermo mentre tutto quel che gli sta attorno passa. In altre è il corpo stesso a perdere definizione. Il mosso non è un incidente da correggere, così come la nitidezza non è un valore assoluto. Sono occasioni. La nuova struttura del progetto nasce proprio da qui: dalla mia voglia di indagare un po’ meglio ciò che c’è dentro le opportunità offerte dalla combinazione tra una tecnica, un luogo, e moltissime persone che ci passano in mezzo.
Il progetto Islands in the Subway è qui.