La lezione di Cartier-Bresson

È arrivata la pioggia

E non c’è stato alcunché da dire

Le nubi si sono riversate per le strade

E a quel punto, qualunque dissidio

È stato lavato via

Dopo, era impossibile discutere

Non perché lui non avesse orecchio per le parole di lei

O lei per quelle di lui

Non perché lui non accettasse gli argomenti di lei

O viceversa

Ma perché le cose di cui discutere

Non c’erano più

Le liti furibonde

Con le quali avevano squassato le mura

Fino alla sera prima, non avevano più

Una causa

Trascinate via

Mozziconi lungo i tombini

Cartacce che si incollano

Per un po’, all’asfalto

E poi spariscono

Entrambi l’hanno capito

Quando sono usciti sul terrazzo

A tirar dentro i panni

Affinché non si infradiciassero

Lui aveva ancora la mano alzata

Lei, la frase in bocca

Ma nessuno dei due

Aveva più il diritto di usarle

Ricorderanno questo momento

Anche molti anni dopo

Diranno un giorno di essersi lasciati

A causa del differente modo

Di sentire, di amare

Di nominare le cose

Di decidere ciò che è normale e ciò che è differente

Ricorderanno la rottura lo smacco il distacco

Come un conflitto di inusitata violenza

L’assedio di Stalingrado, l’ultima battaglia

Degli Avengers contro Thanos

E ricorderanno anche il terrazzo

La pioggia

I panni ancora umidi

La cesta lasciata davanti alla porta

L’efficienza con cui

Senza dirselo

Uno prendeva le mollette

E l’altra tirava giù le lenzuola

Solo, non penseranno

Che volesse dire qualcosa

Eppure non sono due scemi, per nulla

Non sono

Un uomo e una donna ignari del mondo

Che non fanno caso alle cose

Lei, quando sua madre le ha confessato

Di aver avuto per trent’anni lo stesso amante

Tra le lacrime, come un indicibile segreto

Si era già accorta, da più di un decennio, della relazione

Lui, quando suo padre gli aveva detto

Che non aveva mai avuto paura

Nemmeno una volta

Durante i mesi passati in ospedale

Aveva visto il tremito della mano

Mentre cercava gli occhiali

Sul comodino

Sapevano guardare, dunque

Non era quello il problema

Avevano sempre saputo

Che la verità delle cose

Non coincide quasi mai

Con il racconto che se ne fa dopo

Che arriva prima

Per un istante

E poi bisogna essere lì

Cartier-Bresson lo sapeva

Che non puoi chiedere alla realtà

Di rifare il movimento

Il piede sopra la pozzanghera

Non resta sospeso

Finché non hai regolato il diaframma

L’uomo salta

L’acqua lo aspetta

E un momento dopo

È già successo tutto

Forse si può essere grandi fotografi

Solo della vita degli altri.

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La parte arida della pianura, di Nino Iacovella

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