Aggiunto qualche altro brano alla pagina in cui faccio esperimenti musicali con la IA (Suno)
Adesso ci trovate, oltre a quel che c’era già:
Una poesia, Se giochi, nata originariamente per lo slam di Villa Cortese - il cui tema era il concetto di “fair play” - che poi non ho usato: era venuta troppo lunga, e mi pareva un po’ debole. L’ho trasformata in un lungo blues discorsivo psichedelico, cantato da una voce femminile che a me sembra da brivido. Oltre sei minuti di pezzo, ma trovo che si ascoltino volentieri.
Vanno matti per le canzoni d’amore, un pezzo punk in odore degli anni novanta del secolo scorso, che sembra nato come canzone anziché come poesia, ad ascoltarlo ora: ha pure un ritornello accattivante. Mi sono ritrovato, in diverse occasioni, a canticchiarla tra me e me andando in giro.
Che je devi da fà è insieme un divertissement e uno dei miei rari esempi di poesia in vernacolo. Ora che è diventata un blues strascicato cantato da una voce femminile ruvida e scazzata, trovo che si sia collocato nel suo giusto spazio.
Anche La scoperta dei salici è un blues, ma più metafisico e intimista. Lo scazzo e il disincanto cedono il posto a qualcos’altro, a cui non so dare un nome, ma che secondo me si capisce benissimo ascoltandola. Si tratta di una delle mie poesie più vecchie, e come poesia non era del tutto a fuoco, ma sono cose alle quali ci si affeziona. Così mi pare che abbia trovato una seconda vita, più interessante.
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