A proposito della serie tv Vikings
Appunti sparsi:
In una delle primissime puntate, forse proprio la prima, c'è una splendida lezione di lotta di classe e di coscienza di classe, quando Rollo dice a Ragnar che non val la pena fare scorrerie presso i popoli baltici per saccheggiarli: “Questi stronzi sono poveri quanto noi”.
Strafalcioni storici: tra prima e seconda serie corrono tipo sessant’anni. Di questo passo, ho pensato, nell'ultima serie vedremo i Vichinghi partecipare allo sbarco in Normandia (quello della Seconda guerra mondiale, intendo).
Ah, i soldati di Re Ecbert hanno elmi che non si sono visti in Gran Bretagna prima del XVI secolo; e i Vichinghi non hanno cotte di maglia, che erano il loro principale vantaggio tattico. Maccosa.
Poi vabbè: non parliamo delle tattiche degne di Tom e Jerry, i buchi di trama, l'idea che in Danimarca non conoscessero l'esistenza delle Isole Britanniche, il punto è... che ci vogliono SEI danesi per tirare DUE frecce.
Nel corso della quarta stagione, mi ha lasciato sgomento il fatto quando Re Ecbert si mette in testa di guidare l'esercito avendo l'aspetto di uno che non scende in battaglia da almeno vent'anni. Dev’essere una metafora di una certa tipologia di boomer.
Tocca prendere atto che, in mezzo a tanta gente che sgomita per il comando, il solo capo vero è Lagertha. Che, oltre a menare come un fabbro quando serve, guida i suoi guerrieri con lungimiranza e sensibilità politica, s’inventa il tempo di fare la madre, e - trovandosi facendo - si scopa l'intera Danimarca, una discreta fetta di Norvegia e pure mezzo Wessex.
Però, alla fine la serie si lascia guardare e appassiona: solo che va guardata come una serie low fantasy, ecco.
Dopo la quarta stagione lasciate stare, per carità.