Il Lazio premia una voce che non somiglia alle altre

Non sono sorpreso. Però sono contento.

Vik Stragovin ha conquistato il posto più alto sul podio del Campionato regionale del Lazio LIPS.

Chi mi segue da tempo sa che non lo considero semplicemente un bravo poeta. Vik è, credo, tra i poeti più significativi oggi in Italia: uno di quelli che obbligano la poesia a non stare composta, a sporcarsi le mani. A diventare una sirena nella notte, che non si può ignorare neanche con la cera nelle orecchie.

Ho letto i suoi versi, ho voluto la sua voce più volte in Banda poetica. Abbiamo condiviso progetti, microfoni, liti furibonde e pezzi di strada. So bene quanta intelligenza, quanto lavoro e quanta ostinazione ci siano dietro ciò che, durante una sua performance, sembra accadere con la facilità con cui un incidente stradale accade su una circonvallazione trafficata.

Per questo il suo podio mi rende felice in modo personale. È il riconoscimento di una voce che non assomiglia alle altre e che, soprattutto, se ne è sempre sbattuta di fare quello che facevano gli altri. Di essere consolatoria, buonista, rassicurante. Ve lo assicuro, se ne frega perfino dei consigli letterari che gli do io!

Complimenti, Vik — o Vinicio, quando dobbiamo fingere di essere persone serie. Questo risultato è tuo, ed è meritato fino all’ultima parola.

E grazie al collettivo SPOKEN – Poesia e Rivoluzione, che ha organizzato la finale regionale e continua a creare spazi autentici per la poesia performativa: luoghi nei quali la parola serba una chiarezza e un peso che sovente, sulle pagine dei poeti laureati, smarrisce. Ma già, visto che parliamo di fare ciò che non si dovrebbe, faccio una cosa che non si dovrebbe fare mai e mi cito da solo: dicendo che, tanto, i poeti laureati si sono già laureati.

Indietro
Indietro

Ritorno a Via Montedonzelli

Avanti
Avanti

Contessa, cos’è mai la vita?