Una voce che riconosco come mia
Ho rifatto da capo la pagina in cui raccolgo le mie poesie lette ad alta voce. Ci sono diverse ragioni: anzitutto, era diventata vecchia in senso tecnico. In questi mesi, soprattutto lavorando a Banda poetica, ho imparato molte cose su come si registra un file audio: e avevo voglia di far sì che, in tutte mie letture ad alta voce su questo sito, ciò che ho appresso si sentisse.
Ma non è questa, l’unica ragione. La pagina precedente era nata come una raccolta di testi che avevo letto spesso in pubblico, poesie che avevano dimostrato di “funzionare” davanti a una platea, specie in occasione di poetry slam. Col tempo, però, mi sono accorto che questo criterio non mi soddisfaceva più di tanto. Diceva qualcosa del performer, di sicuro; ma molto meno dell’autore che sono diventato. Ho quindi cambiato la selezione e soprattutto cambiato l’idea della pagina.
Volevo qualcosa che somigliasse a un autoritratto in voce. Dodici poesie, scelte non perché rappresentino tutto quello che ho scritto, ma perché oggi riconosco in esse alcuni dei nuclei che tornano più spesso nel mio lavoro. Tutte, con la sola eccezione di Passeggiando nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta, scritte nel corso del 2026. Non rinnego nulla di ciò che ho realizzato prima, beninteso. Ma - ed è un problema che è stato all’ordine del giorno per penne ben più importanti della mia - oggi fatico a riconoscermi in molte composizioni scritte nel 2024 e nel 2025. La mia vita è cambiata molto, e questo cambia anche le cose che ho da dire.
C’è anche un’altra ragione, l’ultima. Una poesia cambia quando viene pronunciata ad alta voce - cambiano il peso delle parole, il ritmo, le esitazioni, le accelerazioni. Cambia perfino ciò che, ascoltandola, sembra importante. E quando a leggerla è chi l’ha scritta, accade qualcosa di più articolato: il testo acquista un corpo, un tempo, una postura; tutte cose che possono essere attribuite in modo inequivocabile all’autore. Diciamo che eventuali equivoci dovuti alla mediazione tra chi scrive e chi legge cessano di esistere. Per cui, ci tenevo che le poesie qui raccolte non fossero soltanto testi messi a disposizione anche in formato audio: volevo che fossero mie interpretazioni, nel senso meno teatrale possibile del termine. Non ho cercato di recitarle meglio; o meglio, l’ho fatto, sì, ma non è questa la cosa che più conta. Semmai ho cercato di leggerle nel modo in cui oggi le vivo: e pazienza se ci son rimaste dentro anche certe asperità, qualche opacità, qualche inflessione che forse in una registrazione più levigata avrei corretto. Mi interessava che restasse una traccia della loro origine fisica, del respiro con cui sono nate - e con cui, almeno per ora, continuano a vivere.
La pagina delle mie poesie lette ad alta voce è qui.