Stando alle regole

Stavo a Roma e

Camminavo per strada, lungo un muro

Il muro era lungo, accompagnava la strada

A perdita d’occhio

Era come una parete che non finiva mai, alla mia sinistra

 

Credo fossero le Mura Aureliane

Ma non ne sono certo

 

Comunque era un muro antico

Questo mi sento di affermarlo

 

Era alto

Parecchio alto

 

A un certo punto

Vicino al muro

C’era uno di quei cipressi

Che incutono un certo rispetto

Il Carducci diceva che sono alti e schietti

Il tipo di cipressi che poi

Ti ritrovi a dover imparare

Il fatto che sono alti a schietti

A me quella poesia l’han fatta studiare a memoria, a scuola

 

Un cipresso alto

Come un palazzo di tre

Forse quattro piani

 

Non so quanto sia alto

Un palazzo di quattro piani

 

Questa è una di quelle misure

Che utilizziamo continuamente

Senza averle mai verificate

 

Il muro arrivava

A più di metà del cipresso

Quindi era alto

 

Era ocra

A tratti giallo

A tratti marrone

In alcuni punti

Era beige

 

Beige è una parola

Che secondo me

In una poesia non ci dovrebbe stare

L’ho usata pure

In un’altra poesia

Adesso è tardi

Per ravvedersi

Usiamola pure qui

 

Il fatto è che il muro

In alcuni punti

Era proprio beige

E non vedo perché

La realtà debba cambiare colore

Per agevolare me

Che sto scrivendo una poesia

Quindi era beige

In altri punti, era color avana

 

Le pietre non erano regolari

Spuntavano fuori

Una sull’altra

A strati

Marrone

Ocra

Rosso

Avana

E, purtroppo

Beige

 

In mezzo alle pietre

Crescevano delle piante

Venivano fuori dal muro

E scendevano

Erano verdi

Scendevano dalle pietre

Come piccole cascate

 

Erano le tre e mezza del pomeriggio

Alla fine di settembre

E faceva un caldo della miseria

 

Quel caldo di Roma

Che a fine settembre

Comincia a diventare offensivo

Perché ad agosto

Va bene

Anzi, no

Fa schifo pure ad agosto

Ma ad agosto

Diciamo che si è rassegnati a questa cosa

Il caldo è previsto

 

Ma alla fine di settembre

Comincia a sembrare

Che qualcuno stia approfittando

Di una proroga

 

Camminavo sul marciapiede

Tra me e il muro

C’era una striscia d’erba

Erba incolta

 

In mezzo all’erba

C’erano dei fiorellini viola

A gruppetti di tre, forse quattro

Io non so riconoscere i fiori

Non so riconoscere quasi niente

Di quello che cresce spontaneamente

Gli alberi

I fiori

Gli arbusti

Se una cosa ha un tronco

Per me è un albero

Se ha dei petali

È un fiore

Mi servo di una tassonomia

Abbastanza essenziale

Però quei fiorellini viola

Non so perché, volevo vederli più da vicino

E allora sono entrato nella fascia d’erba incolta

 

Mi sono avvicinato

Non so neanche perché

Uno vede tre fiorellini viola

E decide che deve guardarli da vicino

Sono sicuro che l’abbia fatto un sacco di gente

Attraverso i secoli dei secoli

Da sempre, proprio

E che perlopiù, come me

Nessuno sapesse spiegare la ragione

O, se la sapeva spiegare

Era una ragione stupida

Che non era la ragione vera

 

E mentre ero lì

E guardavo i fiorellini

Mi sono accorto

Che il muro, alto com’era

Maestoso

Non faceva ombra

Una cosa assurda

 

O meglio

Per così dire

Ecco

Non assurda davvero

Fisicamente

Era perfettamente normale

Erano le tre e mezza

Il sole stava dove doveva stare

Il muro stava dove doveva stare

E l’ombra

Di conseguenza

Stava da un’altra parte

 

Però il muro era enorme

Alto come un palazzo

Di tre piani

Forse quattro

Arrivava a più di metà

Di uno di quei cipressi

Che sembrano non finire mai

Era lì

Da non so quanti secoli

 

Eppure

Alle tre e mezza

Di un pomeriggio di settembre

Non serviva a niente

Almeno

Per il problema che avevo io

Che era molto semplice

Avevo caldo

Avrei voluto sottrarmi al sole

È strano quando una cosa enorme

Non può fare niente

Per un problema piccolo

Uno pensa sempre il contrario

Se il problema è piccolo

Una cosa enorme

Dovrebbe essere più che sufficiente

Invece no

 

Il mondo ha le sue regole

Questa cosa

A volte ce la dimentichiamo

L’universo ha delle regole

Non tantissime, forse

O magari più di tantissime

Non sono abbastanza preparato

Per stabilirlo

 

Però alcune

Sono abbastanza chiare

 

Se il sole sta da quella parte

E il muro sta in quel modo

L’ombra cade lì

O, se non ci sono le condizioni

L’ombra non cade

Non c’è

 

Non puoi negoziare

Non puoi dire

Guarda

Facciamo un’eccezione

Sono le tre e mezza

Fa un caldo della miseria

Sono entrato pure nell’erba

Per vedere dei fiorellini viola

Vorrei dell’ombra

 

Niente

L’universo

Non è particolarmente sensibile

Alle circostanze attenuanti

Le regole sono quelle

Puoi essere alto

Come un palazzo di quattro piani

Puoi essere stato costruito

Dagli antichi romani

Puoi aver visto

Passare eserciti

Processioni

Invasioni

Pellegrini

Autobus sostitutivi

Se il sole sta lì

In quella certa posizione

Non fai ombra

 

Poi però

Poco più avanti

In prossimità di una specie di rientranza del muro

C’erano tre alberi

Non so che alberi fossero

Naturalmente

Avevano foglie larghe

Rami grandi

Chiome di diverse tonalità di verde

Ed erano disposti

Più o meno a triangolo

E facevano ombra

 

Ombra

Ci potevi entrare

Tutto intero

Con le braccia

Le gambe

La testa

Pure con i cazzi tuoi

C’era posto

 

Così

Ci sono andato

E sotto quell’ombra

Si stava bene

C’erano pure dei fiorellini viola

Da guardare con calma

All’ombra

 

Il muro

Continuava a non fare ombra

Il sole

Non aveva cambiato posizione

Erano sempre

Le tre e mezza

Faceva sempre

Un caldo della miseria

Le leggi dell’universo

Non erano state sospese

Era tutto esattamente

Come un minuto prima

 

Soltanto

Tre alberi

Avevano trovato

Dentro quelle stesse regole

Un modo

Di fare ombra

 

E allora ho pensato

Che forse

Questa cosa dell’universo

L’abbiamo capita male

Non perché

Le regole non esistano

Esistono

 

E non gliene frega niente

Di quello che vogliamo noi

 

Ma forse

Anche quando le regole

Sono state già dettate

E sono inequivocabili

E non ci si può sottrarre

 

Anche quando il sole

Sta esattamente

Dove deve stare

E il muro

Per quanto alto

Non può fare ombra

E non può farci niente

 

Da qualche parte

Tre alberi

Disposti a triangolo

Senza sapere neanche

Che cazzo sia il beige

Fanno ombra

 

E allora ho pensato

Davvero ho pensato

Che i rimedi esistono.

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