Se mi lasci ti cancello, di Michel Gondry
Se mi lasci ti cancello è un vecchio film appartenente al genere della commedia drammatica - genere tipicamente francese, tuttavia esplorato anche dagli americani con film come Smoke o Sei gradi di separazione - di 90 minuti circa. Il termine "commedia drammatica" può sembrare tecnicamente un ossimoro, e in un certo senso lo è: in quanto si riferisce a una narrazione in cui gli espedienti della commedia (situazioni comiche o paradossali, una certa ironia di fondo, l'osservazione critica dei modi di vita di una società, etc.) vengono adoperati per raccontare una vicenda dai risvolti drammatici. Insomma, di per sé si tratta di una sorta di "fusione" tra due forme narrative, a cui in Se mi lasci ti cancello se ne assomma una terza, cioè un certo tipo di racconto di fantascienza. Pazienza, ci arrivo tra un attimo. Vi basti per il momento sapere che in Se mi lasci ti cancello le situazioni comiche e paradossali ci sono - una su tutte, quella in cui Joel bambino-rimpicciolito fa il bagnetto nel lavandino con Clementine: strepitosa. Pure l’ironia di fondo non manca, e nemmeno i risvolti drammatici: la storia è vissuta dai protagonisti come un intenso dramma personale. Che sarà personale, d'accordo, ma sempre dramma è. Quindi, nel regno della commedia drammatica ci siamo in pieno.
Come un buon numero di commedie drammatiche, anche Se mi lasci ti cancello è incentrata sulla crisi di un rapporto di coppia: quello tra Clementine, esuberante commessa di libreria, e Joel, che non mi è riuscito di capire che lavoro faccia - d'altronde non è così importante. Joel e Clementine si conoscono, s'innamorano, poi succede quel che succede a tante coppie innamorate: il loro rapporto s'indebolisce col tempo, perde smalto, si sfalda, le incomprensioni diventano dapprima problematiche e poi insostenibili, finché - a seguito di uno scambio di battute abbastanza feroce - la ragazza decide di farla finita con Joel e di sparire dalla sua vita. Fin qui niente di nuovo: senonché a Clementine, a quanto pare, non basta di aver piantato in asso il suo fidanzato. Vuole proprio dimenticarselo, per sempre: così si rivolge alla clinica Lacuna, specializzata in cancellazione della memoria: o meglio, in cancellazione di ricordi riguardanti una certa persona. Se volete scordarvi di qualcuno che vi ha ferito nei vostri sentimenti, di qualcuno che odiate, o che vi è antipatico, o che semplicemente merita di essere dimenticato, voi vi rivolgete alla Lacuna et voilà: con una sorta di macchina avveniristica, loro possono far sparire dalla vostra memoria il ricordo di quella persona. Semplice ed efficace: o almeno così sembra. Tutta la storia nasce, cresce e ruota attorno a questa decisione di Clementine: dimenticarsi di Joel una volta per tutte, perché, dice lei, “è noioso: non è un motivo sufficiente per cancellare qualcuno?”.
Ora, quest'idea, o queste idee - la clinica specializzata in cancellazione di ricordi riguardanti una certa persona, la macchina cancella-memoria, etc. - son sembrate, a molti di quelli che han visto il film al tempo in cui è uscito, innovative e geniali: nonché in un certo qual modo spiazzanti per le dinamiche che introducono nel genere della commedia drammatica. In realtà, soltanto l'ultima considerazione è vera: vale a dire che l'idea, o le idee, che stan dietro alla genesi di Se mi lasci ti cancello sono sicuramente spiazzanti per le dinamiche che introducono nel genere della commedia drammatica, ma non certamente innovative né geniali. O meglio, probabilmente lo erano al tempo delle prime storie incentrate su idee simili: al tempo in cui il film è uscito, una ventina d’anni fa, non lo erano più. Insomma, Se mi lasci ti cancello - titolo orrendo, molto meglio l'originale Eternal sunshine of a spotless mind, da un testo di Alexander Pope - più che rinverdire il terreno della commedia drammatica con idee nuove, opera una saldatura tra questo genere e un certo tipo di racconto fantascientifico, che un nome preciso non ce l'ha ma che qui chiamerò per praticità Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita. Vale a dire, un genere di racconto che nasce, cresce e ruota attorno all'invenzione o alla sperimentazione o alla commercializzazione di una macchina il cui utilizzo può alterare drasticamente il modo di vita umano, e i costumi di un'intera società.
Nella fantascienza, è un genere praticato da sempre. Per esempio ne La linea della vita di Robert A. Heinlein, in cui il dottor Hugo Pinero inventa un dispositivo che può predire con esattezza l'istante della morte di chiunque. Oppure in Cronoscopio di Isaac Asimov, dove c'è una macchina grazie alla quale si può scrutare nel passato. E poi naturalmente il celebre Rapporto di minoranza di Philip K. Dick, il quale sul genere della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita ha scritto alcune delle sue narrazioni più memorabili. E poi quel raccontino semisconosciuto - ma tanto bello - di R.A. Lafferty, Con occhio altrui, su una macchina che consente a ciascun essere umano di osservare il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro, con esiti tipicamente laffertyani: vale a dire, bizzarri e grotteschi. Fino al film Strange Days, che voglio sperare a suo tempo abbiate visto tutti... Vabbè: potrei andare avanti a lungo, ma avrete capito che il genere "Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita" è tutt'altro che scarsamente frequentato, e da lunga pezza. Tanto per dire: La linea della vita di Robert A. Heinlein è stato scritto nel lontano 1939.
Ma in Se mi lasci ti cancello, effettivamente, qualcosa di nuovo c'è. Ed è appunto il modo in cui il Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita viene saldato al genere della commedia drammatica: per mezzo di uno stile, di un “passo” narrativo che è quello del drammone strappalacrime di cui gli americani sono insuperati maestri. A noi europei, non viene granché bene. Deve dipendere dal fatto che, per fare un drammone strappalacrime alla giusta maniera, ci vuole un mix d'ingenuità e di naiveté e di tecnica che a noi sembra contraddittorio e ingovernabile, mentre a loro riesce più che naturale, fino a diventare - non si sa bene il perché - in qualche modo persino bello. Io, per me, non so spiegarvelo meglio di così; ma so che di fronte a un film tipo Se mi lasci ti cancello lo spettatore, se non è un intellettuale con la puzza sotto il naso, o non è fisicamente allergico ai drammoni strappalacrime, non può fare a meno di commuoversi per cotanto spreco e sfoggio di buoni sentimenti: il dialogo sul treno per Montauk, Jim Carrey-Joel e Kate Winslet-Clementine che si rincorrono sulla spiaggia innevata o fanno il picnic notturno sul lago Charles ghiacciato, la serata romantica nella casa abbandonata sulla spiaggia, e quell'addio - che poi è un arrivederci - sussurrato a fior di labbra... insomma, finiamo per, e vogliamo, credere a tutto. Crediamo, persino, a Kirsten Dunst in versione Squinzietta Di Buon Cuore, che da entusiasta sostenitrice della macchina cancella-ricordi ne diventerà la nemica più accesa e feroce nell'arco di una sola memorabile notte. Ed è per questo che val la pena di vederlo, Se mi lasci ti cancello: per come salda la commedia drammatica, narrata à la strappalacrime, con il Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita.
Ora, il Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita già di per sé è un bel genere di racconto: serio, e speculativo, che mette in circolazione idee interessanti e spinge il lettore/spettatore a porsi un bel po' di domande toste. Ma è pure un genere di racconto che in molti casi ha un linguaggio e uno scenario troppo scientifici, sociologici, speculativi (eddue) per coinvolgere sul serio il lettore/spettatore che non sia un amante della fantascienza. Per farla breve: storicamente il il Racconto Della Macchina Che Sconvolge Le Abitudini Di Vita ha un linguaggio, uno stile, e un “passo” narrativo che vanno al cervello, non al cuore: e passioni non ne accendono. Se mi lasci ti cancello, invece, da brava storia strappalacrime va dritta al cuore, precisa, fa venire gli occhi umidi come ai racconti di fantascienza di rado riesce (mi vengono in mente pochi casi di racconti-di-fantascienza-che-fanno-piangere, appena una manciata di storie bradburyane e Fiori per Algernon di Daniel Keyes). Se mi lasci ti cancello, lo dico per la cronaca, fa venire gli occhi umidi anche a me - che passo, in genere, per uno spettatore abbastanza smaliziato. Forse il film mi emoziona anche perché ho un debole per Kate Winslet, un'attrice ingiustamente sottovalutata che a me sembra abbia un viso bellissimo: anche se qui sfoggia pettinature agghiaccianti e capelli colorati di verde e di azzurro e di arancione, ahimé.
Ah, un'ultima cosa. La sceneggiatura intera si regge su un espediente fasullo, insomma per rendere la storia possibile hanno dovuto metterci dentro un'incoerenza assurda, colossale, una faccenda che non sta in piedi. Ma son così bravi gli americani, in queste cose, che a quel che mi risulta non se n'è accorto nessuno. Non ve la dico qui perché non voglio rovinare il film a chi non l'ha visto. Semmai vi dico in che scena è, così ci pensate su: è nella scena dell'addio, quella in cui viene cancellato l'ultimo ricordo che Joel ha di Clementine.