Persepolis (film), di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud

In ordine sparso, e senza pretesa di completezza alcuna, dieci cose veramente belle che ho trovato in questo lungometraggio d’animazione del 2007, tratto dalla strafamosa graphic novel di Marjane Satrapi che ormai avranno letto anche i sassi (spero).

1. Il personaggio della nonna di Marjane, e questo si sa.

2. La scena della festa che finisce male, coi ragazzi che scappano sopra i tetti. Mai ho visto narrazione più riuscita del fatto che sotto un regime come quello iraniano, la tragedia è sempre dietro l'angolo.

3. La scena di Marjane che s'immagina che sua nonna la segua, a Vienna, per rimproverarla del fatto che ha mentito sulle sue origini iraniane.

4. Il modo in cui viene esposta la considerazione che la libertà ha sempre un prezzo. Il che, peraltro, è vero.

5. Tutta la storia di come Marjane finisce a vivere per strada, a Vienna. Esempio fenomenale, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che una persona poco evoluta nella gestione dei rapporti con l'altro sesso (come può accadere a una ragazza cresciuta in un regime repressivo) faccia una enorme fatica, poi, a gestire la propria libertà.

6. La rappresentazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniana. Sono dei fanatici perfetti: capisci subito perché i regimi repressivi trovino sempre degli scherani pronti a difenderli e dei baciapile pronti a esaltarli. Ci vuole scarso coraggio individuale, basta seguire il gregge. E seguire il gregge dà un sacco di soddisfazioni.

7. La storia del lavavetri diventato amministratore dell'ospedale: lì c'è tutta la follia di un regime che ha preso il buon senso, lo ha gettato dalla finestra e lo ha rimpiazzato con gli aspetti più deteriori e insensati della religione. Uno di quei momenti in cui pensi che Christopher Hitchens abbia ragione da vendere.

8. La scenetta, pur breve, col dialogo tra Dio e Marx, ed entrambi che incoraggiano Marjane.

9. La scena di Marjane che, da piccola, organizza la persecuzione del ragazzino che ha il padre nei servizi segreti dello Scià. Fa capire mirabilmente, in meno di cinque minuti, quanto poco ci voglia a trasformare qualcuno in un bersaglio e a corrergli dietro, armi in pugno, per fargli del male.

10. La scena delle studentesse di arti figurative obbligate a fare lezione di disegno dal vero avendo per modella una signora coperta da capo a piedi. Una scena che già di per sé, senza commenti di sorta, è una lezione sulla follia del mondo.

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