Cose che ho fatto mentre aspettavo Ulisse
Ho aspettato Ulisse
Questo va detto subito
Perché poi la gente, su queste cose
Diventa molto fiscale, puntigliosa
Tu hai un ruolo, nel mito
Non sei una qualunque
Sei quella che aspetta
Che culo
Ho aspettato Ulisse
Per vent’anni
E vent’anni sono molti, anche se sei Penelope
Anzi, forse
Soprattutto, se sei Penelope
All’inizio, facevo proprio le cose
Che ci si aspetta
Da una donna che aspetta Ulisse
Guardavo il mare
Tessevo
Disfacevo quello che avevo tessuto
Perché non mi piaceva più
E lì avrei dovuto capirlo
Che c’era qualcosa che non andava
È un tipico segnale di insoddisfazione
Disfare quello che hai fatto
Senza un motivo apparente
Ma io non sono stata mai brava nell’auto-analisi
Se non a posteriori
Guardavo di nuovo il mare
Ogni tanto sospiravo
Poi ho cominciato
A fare altre cose
Ho cambiato le tende, per dirne una
Quelle vecchie erano tremende
E Ulisse
Se proprio devo dirla tutta
Non aveva nessun gusto
Per le tende
Le aveva scelte lui
Prima di partire
Diceva che erano color sabbia
Erano beige, invece
Ho fatto ridipingere la cucina
Ho eliminato
Quella specie di anfora enorme
Che sua madre
Ci aveva regalato alle nozze
Non serviva a niente
Era troppo grande
Per metterci i fiori
Troppo stretta
Per metterci il vino
E aveva sopra
Una scena di guerra
C’erano degli uomini in armatura
Che ne caricavano degli altri, con le lance
E quegli altri si difendevano, con altre lance
E scudi
Ma era tutto molto confuso
Non si capiva neanche chi vinceva
Una scena così, in cucina
Non so se mi spiego
Ho imparato a dormire
In mezzo al letto
All’inizio
Restavo dalla mia parte
Perché mi sembrava la cosa giusta da farsi
Poi una notte, mi sono svegliata
E ho pensato:
“Aspetta un momento
Questo letto
Lo sto pagando io”
E mi sono messa in diagonale
È stata una delle cose
Più belle
Che mi siano successe
Nel quarto anno
Nel quinto
Ho smesso di chiedere notizie
A ogni nave che arrivava
Nel sesto
Ho dimenticato
Come Ulisse prendeva il caffè
Nel settimo
Mi sono ricordata
Che ai tempi
Il caffè non esisteva ancora
E questa cosa
Mi ha tranquillizzata parecchio
Perché significa
Che almeno alcuni dei miei ricordi
Erano chiaramente inventati
Nell’ottavo anno
Ho avuto una storia
Non lunga, non importante
Ma neppure così breve
E neppure così poco importante
Come poi ho raccontato
Era un mercante fenicio
Aveva delle mani bellissime
E non parlava mai di Troia
Che all’epoca
Faceva di lui un tipo originale
Tutti parlavano di Troia
Era sulla bocca di chiunque
Anche di chi, in vita sua
Non si era mai spinto oltre Lefkada
Mi portava spezie
Diceva che a Tiro
Le donne non aspettavano tutti quegli anni
Non so se fosse vero
I fenici
Quando vogliono portarti a letto
Dicono qualunque cosa
Comunque, nel suo caso ha funzionato
Abbiamo provato un sacco di posizioni
Alle quali Ulisse non aveva mai pensato
Questa idea che Ulisse fosse chissà che a letto
È sempre stata un po' un'invenzione letteraria
Nel nono anno
Ho cambiato pettinatura, pensando a come piaceva a Ulisse
Mi sentivo un po’ in colpa, per la storia col fenicio
Ma non poi tantissimo, e infatti
Nel decimo
Ho smesso di cambiarla
In funzione di come piaceva a Ulisse
Nell’undicesimo, ho avuto una crisi religiosa
Nel dodicesimo, mi è passata
Nel tredicesimo, ho scoperto
Che alcuni dei Proci
Non erano poi così male
Non tutti, eh
Molti erano deficienti
Uno mangiava con la bocca aperta
Uno raccontava continuamente
Di quando aveva ucciso un cinghiale
Uno aveva composto
Una poesia per me
Ed era una poesia terribile
Quello ho pensato
Di farlo uccidere dai servi, di notte
Poi però
Mi sono detta:
“Penelope, datti una regolata
Non puoi ammazzare un uomo
Perché scrive di merda
Altrimenti, quanti ne restano?”
Nel quattordicesimo anno
Ho smesso di disfare la tela
La ho mollata
A metà
Un servo mi ha chiesto:
“Mia signora, e la tela?”
E io gli ho risposto:
“Eh?”
E non ha osato dire nulla
E lì ho capito che a volte
Far finta di non aver capito
È la miglior risposta
Del quindicesimo anno
Non mi ricordo
Evidentemente
Non è accaduto nulla di mitologico
Nel sedicesimo anno
Mio figlio ha iniziato
A parlare come suo padre, ed è stata dura
Quella sicumera insopportabile
Ma com’è che i figli diventano copie dei loro padri
Pure se non li vedono da anni?
Questa cosa è veramente sleale
Telemaco ha iniziato a parlare con
Quella maniera
Di spiegare tutto
Come se gli dèi
Avessero nominato lui
Responsabile delle spiegazioni
Gli ho detto: “Telemaco, figlio mio
Tuo padre almeno
Prima di diventare così insopportabile
Aveva combinato qualcosa nella vita
Tu hai diciassette anni
Vai a mettere in ordine la tua stanza”
Nel diciassettesimo
Ho iniziato a raccontare
La storia diversamente
Dicevo: “Mio marito è morto a Troia”
Era più semplice
La gente faceva quella faccia
Quella lì
Una faccia compunta
Qualche volta, mi offrivano da bere
Alcuni erano anche carini
Ma questo
Nelle versioni successive
È stato tagliato
Poi qualcuno mi ha detto: “Ma non è morto
Ho sentito in giro
Che è vivo, da qualche parte”
E io dicevo: “Tecnicamente no
Ma capite anche voi
Che dopo diciassette anni
La tecnica comincia ad avere
Un’importanza relativa”
Nel diciottesimo anno
Non aspettavo più
Questo, non lo ho detto a nessuno
Continuavo a tessere
Ogni tanto
Guardavo il mare
Se capitava
Nel diciannovesimo anno
Ho pensato seriamente
Di sposare uno dei Proci
Non perché lo amassi
Ma perché sapeva aggiustare le porte
Era anche bravo a contrattare al mercato
E io avevo problemi di fondi
Poi è arrivato il ventesimo anno
E Ulisse è tornato
Urrà urrà
Naturalmente
Non lo ho riconosciuto mica
Su questo
I poeti hanno scritto
Cose mirabolanti
Che era travestito
Che Atena
Gli aveva cambiato aspetto
Che il tempo
Aveva trasformato entrambi
Sono tutte stronzate
Non lo ho riconosciuto
Perché manco mi ricordavo com’era
Oh, io sono quella che aspetta
Il mio ruolo è questo
Mi devo anche ricordare le cose, adesso?
Quella è Mnemosine
Non facciamo confusione, cazzo
Lui invece
Mi ha riconosciuta subito
Questo mi ha irritata
Mi ha guardata
Come si guarda una cosa
Lasciata in un posto
E ritrovata
Nello stesso posto
Lo avrei preso a schiaffi
Gli ho detto:
“Guarda che nel frattempo
Sono successe delle cose”
Lui ha detto: “Eh, anche a me”
E ha iniziato a raccontare
I fatti suoi
Molti già li sapevo
Quando uno è un eroe mitologico
La gente va in giro a raccontare quello che fa
Mentre naviga
In giro per il Mediterraneo
A un certo punto
Gli ho detto: “Ulisse
Ho capito
Hai avuto
Un periodo intenso
Ma anche qui
Non è che
Siamo rimasti fermi”
E lui mi ha guardato fisso
Si vedeva che non capiva
E almeno avesse detto: “Eh?”
No, niente
Ha detto:
“Perché, sei andata da qualche parte?”.