Libri, da sinistra a destra
- Ah, di questi non ne ho letto nessuno, a parte 1984. Facciamo un gioco, ti va?
- Sarebbe a dire?
- Io ti dico i titoli, man mano, e tu mi dici cosa ne pensi, cosa ti viene in mente. Così, senza starci a pensare. E io mi baso su quello che mi dici, per scegliere quale leggere.
- Se proprio ci tieni.
- Ci tengo.
- Allora va bene.
- Cominciamo da sinistra o da destra?
- Si nasce incendiari, si muore pompieri, diceva Longanesi. Da giovani si è di sinistra, poi ci si sposta a destra.
- Parla per te. Ma andiamo, dài.
- Tu aspetta di non essere più giovane, e poi mi dici.
- Michael Moorcock, The City in the Autumn Stars.
- Ricordo ancora il giorno che lo acquistai, in una libreria di Edimburgo che non esiste più: puro struggimento, pura nostalgia.
- Ma questo non riguarda il libro, riguarda le circostanze dell’acquisto.
- Anche il libro ne è pervaso, sapevo già che un giorno avrei avuto nostalgia di quel momento, e ho scelto un titolo adatto.
- Allora mi taccio. Connie Willis, Il sogno di Lincoln?
- Va bene se ti piacciono le storie strane coi cavalli.
- Neuromante?
- Stiloso, stilosissimo. Uno dei libri più stilosi di sempre. Ma poi, uno di quei libri che impostano uno standard.
- Cioè?
- A parte che Gibson scrive come se qualcuno avesse collegato Raymond Chandler a una presa ad alta tensione… ma poi… Mezzo cyberpunk successivo consiste nel tentativo di rifare Neuromante. L'altra metà consiste nel tentativo di smettere di rifarlo.
- Giù nel cyberspazio?
- Nelle pagine iniziali, fino a che Turner non incontra il tipo sulla barca, il miglior saggio possibile sul fatto che un mondo in mano alle corporazioni è un brutto mondo.
- E ci vuole un saggio, per saperlo?
- Forse sì, a tanta gente l’idea piace.
- Anche tu hai ragione. La notte che bruciammo Chrome?
- Il miglior incipit di un racconto breve che io abbia mai letto, con le falene che sbattono contro i neon: da lacrime agli occhi.
- Pianeta Tschai?
- Letteralmente consumato, un viaggio attraverso l’alterità. Jack Vance prende un povero stronzo e lo scaraventa in un mondo che sembra concepito da un antropologo sotto LSD con le scie chimiche nel cervello. Ma poi è divertente un casino… che nella SF è una qualità più rara di quanto non si creda. Molta buona SF ti fa pensare, e va già bene. Pianeta Tschai ti fa pensare, e intanto ti porta a spasso. Avercene.
- La terra al tramonto.
- Cerca di riprendere le atmosfere della Terra Morente, ma fallisce, Vance non lo si può regalare a nessuno.
- La terra morente?
- Sapore di cose che finiscono eppure non finiscono mai, indimenticabile. L’affresco… o era un arazzo? Di Ariventa. Mioddìo, che dolore. Ma poi vabbè, un pessimismo su tutto, sul genere umano che… Il sole sta morendo, il mondo sta morendo, le città stanno morendo. Capisci? Eppure nessuno sembra avere particolare fretta. Tutti continuano a complottare, sedurre, truffare, viaggiare, filosofeggiare. Come se alla fine dell’universo non ci credessero.
- Magari non ci credono.
- C’è poco da non credere, ce l’hanno davanti agli occhi.
- Le avventure di Cugel l’Astuto?
- Idem con patate.
- China Mièville, La città e la città?
- Dio che libro storto, stortissimo, è praticamente messo per traverso.
- Richard Morgan, Altered Carbon?
- Tradotto divinamente da un amico che non c’è più.
- Ah, mi dispiace davvero.
- Sono sempre i migliori che se ne vanno.
- Rinnovo il mio dispiacere. I mondi di Alastor?
- Si tratta di una raccolta: discreto il primo romanzo, così così il terzo, ma il secondo è una bomba.
- Il richiamo delle stelle?
- Un Dickson già un po’ spappolato, un po’ di destra, un po' tanto, ma bel setting.
- Quindi lo hai messo come ultimo di destra apposta?
- Non a livello consapevole.