Legion, ovvero la tragedia di un uomo che non può più fidarsi della realtà
Ci sono serie televisive che raccontano supereroi. Altre che raccontano supercriminali. Altre ancora che stanno un po’ nel mezzo, tipo The Punisher e le varie incarnazioni di Daredevil. Qui già siamo su un terreno più frastagliato, dove la distinzione tra buoni e cattivi è meno scontata, sovente dipende dal punto di vista e dalla chiave di lettura, e talora è proprio impraticabile.
Eppoi c'è Legion, che racconta qualcosa di molto più inquietante: una mente che non riesce più a distinguere se stessa dal mondo.
È probabilmente per questo che la serie appare così cupa, sinistra, claustrofobica e contraddittoria. Non perché sia ambientata in un universo oscuro - anzi, c’è pure troppa luce, con quello stile così anni Settanta che affligge arredi e costumi, e la psichedelia distorsiva di tante scene e inquadrature - bensì perché tutto ciò che vediamo passa attraverso la coscienza di David Haller, un uomo la cui percezione della realtà è irrimediabilmente compromessa.
Per gran parte della sua vita David crede di essere pazzo. Sente voci, vede cose che gli altri non vedono, perde il controllo. Solo più tardi scoprirà che molte delle manifestazioni che lo tormentano sono legate ai suoi immensi poteri psichici e alla presenza di un ospite indesiderato che vive nella sua mente da quando era bambino: il Re delle Ombre. E tuttavia, la scoperta non porta sollievo - vorrei vedere voi, se vi venissero a dire che dentro la testa avete uno che si fa chiamare Re delle Ombre. Anzi. Se prima David temeva di essere pazzo, poi inizia a temere qualcosa di molto peggio: di essere potente in modo sfrenato e ingovernabile.
La grande intuizione di Legion è che il potere non viene rappresentato come una forma di libertà. Al contrario. Diventa prigione, schiavitù. David può alterare ricordi, emozioni, percezioni e persino la struttura stessa della realtà. Tuttavia, più il suo potere cresce, più le sue decisioni paiono obbligate, la sua vita indirizzata verso un binario morto. Le persone attorno a lui iniziano a dubitare di tutto. Di ciò che vedono, ciò che ricordano, ciò che provano.
Come si può amare qualcuno che potrebbe aver modificato i tuoi sentimenti per adattarli alla sua idea di ciò che significa la parola amore?
Come si può litigare con qualcuno che può riscrivere il litigio?
Come si può fermare qualcuno che può cancellare la propria sconfitta?
A un certo punto la serie formula una domanda che sintetizza perfettamente il problema: come si fa a sconfiggere qualcuno che può tornare indietro nel tempo per avvisare se stesso di ciò che farai?
La domanda è apparentemente legata a un tema strategico, ma in realtà è filosofica. Se ogni errore può essere cancellato, se ogni sconfitta può essere riscritta, allora la sconfitta cessa di esistere. David Haller non può essere battuto, e quindi è fuori dalla competizione. Per lui, le regole stesse della realtà cessano di avere significato; ed è qui che Legion diventa qualcosa di diverso da una serie Marvel. Non è più una serie su un supereroe o un supercattivo. Diventa una riflessione sul potere quando assume una forma che sfugge a ogni controllo, una forma che non è prevista neanche da chi lo detiene.
La tragedia di David Haller, però, è che non è mai soltanto una minaccia. È anche una vittima: il suo dolore appare autentico. David è davvero solo, drammaticamente infelice, onestamente spaventato, affamato d'amore. Non sta fingendo. Non è un mostro che indossa la maschera della sofferenza.
Il problema è che la sua sofferenza cresce insieme ai suoi poteri. Ha bisogno disperato degli altri, ma possiede capacità che rendono impossibile qualsiasi rapporto autentico. Più teme di essere abbandonato, più cerca di controllare chi ama. Più cerca di controllare chi ama, più gli altri si allontanano. Più gli altri si allontanano, più la sua solitudine aumenta. È un circuito chiuso che trasforma il desiderio di essere amato nel desiderio di dominare.
La serie rifiuta ostinatamente le categorie morali semplici. David è vittima e carnefice, ferito e pericoloso, vulnerabile e terrificante. E al centro di questa ambiguità si trova il Re delle Ombre.
Nei fumetti Marvel da cui Legion prende spunto - per raccontare una storia autonoma, più adulta e disperata - il Re delle Ombre è Amahl Farouk, una delle più potenti entità psichiche del pianeta. Nella serie, però, assume un ruolo ben più complesso. Non è soltanto un antagonista, un pericolo. Diventa una presenza che colonizza lentamente l'identità di David. Per anni il Re delle Ombre si nutre delle sue paure, delle sue fragilità e della sua confusione. La sua crudeltà più grande non consiste nel torturarlo, ma nel convincerlo che il mostro sia lui.
E tuttavia, anche Farouk sfugge alle definizioni semplici.
Con il passare delle stagioni diventa ironico, elegante, persino affettuoso. In alcuni momenti sembra comprendere David meglio dei suoi stessi amici. Lo accetta quando gli altri lo temono. Lo ascolta quando gli altri vogliono fermarlo. Lo fa, naturalmente, in modo subdolo e manipolativo; e al tempo stesso abbiamo la sensazione che lui capisca davvero David meglio degli altri. La serie suggerisce continuamente che David e Farouk potrebbero essere molto più simili di quanto entrambi vorrebbero ammettere. Entrambi desiderano controllo. Entrambi desiderano essere amati. Entrambi sono convinti di avere ragione. Entrambi manipolano le persone che li circondano.
Il Re delle Ombre finisce così per rappresentare una domanda terribile: dove finisce il trauma e dove inizia l'identità?
Se qualcuno cresce insieme al proprio demone, come può distinguere la propria voce dalla sua?
Alla fine Legion parla soprattutto di questo. Mutanti, supereroi, battaglie cosmiche sono un pretesto.
Le tre stagioni di Legion raccontano la storia di una persona che cerca disperatamente di capire chi sia, mentre possiede il potere di alterare ogni cosa tranne la propria sofferenza. David può riscrivere il passato; può piegare il tempo; può modificare la realtà.
Può entrare nella mente degli altri. Ma non riesce mai davvero a sfuggire a se stesso. Perché il nemico più difficile da sconfiggere non è il Re delle Ombre. È la possibilità che il Re delle Ombre e David, alla fine, siano diventati la stessa cosa. O lo siano sempre stati.
Poi, vabbè, il finale della serie - quello sì - è una clamorosa vaccata alla Marvel. Ma giusto quello: si ha proprio la sensazione che a quel punto Legion avesse detto ciò che aveva da dire, e che tanto valeva inventarsi un finale qualsiasi. Non si sono sforzati molto.