Friday, di Robert A. Heinlein

Mi capita di rileggere un po', a pezzi e bocconi, un romanzo che a me piace molto: Friday di Robert A. Heinlein, uscito nel 1982. Per quanto ne so, in Italia non si trova in libreria; con un po' di fortuna potete reperirlo sulle bancarelle, per due soldi, nell’edizione Urania tradotta dal mai abbastanza compianto Vittorio Curtoni, che ha per titolo Operazione domani.

A me questo romanzo piace molto, per un sacco di motivi - tra l'altro, io sono uno sfegatato ammiratore di Robert A. Heinlein - ma il fatto di cui volevo parlarvi riguarda la protagonista, che si chiama Friday ed è un'agente supersegreta, superaddestrata, terribilmente forte, pericolosa e caruccia anzichenò: non so perché, ma io da quando ho visto Kill Bill me la immagino sempre con le fattezze di Uma Thurman, anche se questo non è possibile - Heinlein scrive che è scura di pelle, come una polinesiana. Il romanzo si svolge in un futuro un po' lontano, ma non tantissimo, ed è divertente oltreché pieno di invenzioni e trovate. Ho sviluppato qualche perplessità, negli anni, verso i romanzi che vanno avanti a forza di invenzioni e trovate: ma qui buona parte delle trovate sono affascinanti, e almeno un paio geniali, per cui metto ogni perplessità in un cantuccio.

Nel romanzo c’è una cosa abbastanza singolare, ovverosia l'atteggiamento di Friday, che è appunto una agente supersegreta molto tosta, nei confronti di attività come i lavori casalinghi, l'allevamento di bambini, la cucina e il fare le coccole al gatto di casa. Perché Friday, tra una missione e l’altra, non vede l’ora di tornare in famiglia a dedicarsi a queste cose e altre tipo cucinare per tutti, cambiare pannolini, cantare ninnenanne, fare shopping, fare la spesa, fare le coccole al gatto. Che sono cose, con la possibile eccezione delle coccole al gatto e forse di cucinare per tutti, che tanta gente pensa siano rotture di scatole. Mettiamoci anche il cantare ninnenanne, tra quelle che possono dare vibes positive: ma a Friday piace tutto, della vita casalinga, anche pulire il bagno.

Direte: vabbè, è così perché di lavoro fa l’agente supersegreto, e fare i mestieri di casa è per lei una specie di distrazione. Ma se così fosse sarebbe un po’ banale, e Heinlein uno scrittore molto meno bravo di quel che era in realtà. No, il motivo per cui per Friday occuparsi della famiglia è bellissimo lo dice lei stessa, a un certo punto: "Avevo pagato per il felice privilegio di appartenere. A una famiglia: specialmente per la delizia domestica di cambiare pannolini bagnati e lavare piatti e carezzare cuccioli. [...] Avevo cercato di amarli tutti finché la storia di Ellen non aveva rischiarato gli angoli sporchi".

A Friday piace occuparsi della famiglie e fare i mestieri perché le dà la sensazione di essere parte di qualcosa. E il bello è che questa non è una bizzarria, una roba per rendere la protagonista un po’ esotica: andando avanti, si capisce che è la chiave di lettura di tutto il romanzo. Lo scrive chiaro e tondo l’autore alla fine, quando - sto spoilerando, fatevene una ragione - Friday molla la sua vita di agente segreta e si mette a condurre, definitivamente, una esistenza assai meno pericolosa. E siccome secondo me il finale è un bellissimo pezzo di letteratura, addirittura lo riporto qui (la traduzione è mia):

Credo che questo sia ciò che vogliono tutti. Appartenere a un posto. Essere persone.
Io appartengo, potete crederci! La settimana scorsa ho cercato di capire perché non ho mai tempo per nulla.
Sono segretaria del consiglio comunale. Sono responsabile della pianificazione dell'associazione genitori-insegnanti. Sono capo scout dell’associazione New Toowoomba. Per un po’ sono stata presidentessa del Club del Giardinaggio, e faccio parte del comitato che sta preparando i piani per la nostra nuova università. Sì, appartengo a questo posto.
È una sensazione calda e molto piacevole.

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