Dove andiamo

Secondo voi, dove andiamo

In quel momento, quando

Stiamo sotto casa

Davanti al portone

Dovremmo tirare fuori le chiavi per aprire

È tardi, è buio

È ora di andare a letto

E dovremmo tirare fuori le chiavi

E infilarle nella serratura

E già qua vorrei aprire una parentesi:

Ma voi ci riuscite al primo colpo?

Perché io no

E mi sento un incapace

Succede sempre che le chiavi al primo colpo

Non si infilano

Non sapete quanto mi fa incazzare questa cosa

 

Mio fratello sostiene

Che l’umanità si divide in due categorie

Quelli che, quando infilano la chiave nella serratura

La beccano subito

E quelli come me, e pure come lui

Che al primo colpo

Non la beccano mai

Ecco, tra di voi c’è qualcuno di quelli che la beccano subito?

Perché ve lo voglio dire

Mi state tantissimo sul cazzo

Vi immagino come persone risolte, realizzate

Vi immagino proprietari di villini a Posillipo

Vi immagino che guidate una station wagon

Una Volvo

E avete quelle fidanzate coi capelli sempre perfetti

Anche se vanno dal parrucchiere ogni tre mesi

Probabilmente avete pure

Un cane educato

Di quelli che quando gli dite: “Seduto”

Si siedono

Io, quando avevo un cane

Il mio cane, quando gli dicevo: “Seduto”

Mi guardava

Come per dire:

“Ma siediti tu”

Comunque

Non era questo il punto

 

Il punto era:

Secondo voi, dove andiamo

In quel momento, quando

Stiamo sotto casa

Davanti al portone

Dovremmo tirare fuori le chiavi per aprire

E invece tiriamo fuori il portafogli

Ed estraiamo il bancomat

E poi ci chiediamo:

“Ma io devo aprire la porta di casa

Cosa cazzo di faccio col bancomat?”

Dove andiamo, mentre facciamo questa cosa

Mentre cerchiamo di pagare

L’ingresso a casa nostra

A noi stessi

Che poi sarebbe interessante

Se funzionasse così

Se sul portone ci fosse un POS

E ogni sera

Per tornare nella propria vita

Bisognasse pagare

Quanto costa?

Dipende

Se dentro c’è qualcuno che ti aspetta

Magari venti euro

Se dentro non c’è nessuno

Cinque

Se dentro c’è qualcuno

Ma preferiresti non ci fosse

Centocinquanta

Comunque, io mi chiedo dove andiamo

In quel momento in cui

Per aprire la porta di casa

Prendiamo un oggetto che non ci serve a nulla

 

Magari andiamo nella casa

Dove abitavamo prima

Magari andiamo nella stanza

Che avevamo a tredici

Coi poster attaccati

E, quando ci sembrava che nella vita reale

Non ci capisse nessuno

Non ci ascoltasse nessuno

Parlavamo coi poster

Io avevo il poster di Jim Morrison

E ci sono rimasto malissimo

Quando ho comprato la biografia

E ho scoperto che era sempre strafatto

Perché poi, quando ci andavo a parlare

Avevo la sensazione di parlare con uno che è strafatto

Che quindi è facile che non ti stia tanto a sentire

O che, se ti sta a sentire, manco capisce bene

Quello che dici

 

O magari andiamo

A casa di una donna

Che non vediamo più

E per un secondo

Il corpo si ricorda

Qual era il suo portone

Il piano

Se c’era l’ascensore

E il fatto che non dovevamo cercare la serratura

Girare la chiave

Bastava suonare al citofono

E ci pensava lei, ad aprire.

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