Da quando ho iniziato a lavorare a Dittici…

… ad oggi, che sono alla revisione delle bozze, sono successe un po’ di cose. Qualcosa è cambiato, a volte sorprendendomi e altre no. Qualcosa è rimasto uguale. Mi sono venute in mente delle osservazioni. Ne rendo conto in ordine sparso:

  • Buona parte delle poesie che avevo in mente di pubblicare nel libro le ho sostituite con altre poesie più recenti. Rispetto alla prima bozza sono sopravvissute solo Il pop è un abbraccio mortale, L’amante segreto, Sono tornato a Via Montedonzelli, I leoni di pietra, Ciò che mia mamma ha da dire a proposito dell’amore e Poi, dopo.

  • Anche buona parte delle foto sono cambiate, ma non così tante.

  • L’epigrafe di Andy Cairns che avevo scelto è sempre lì.

  • Ho preso atto che realizzare due libri poco classificabili e “ibridi”, Arabo è donna e questo, mi ha dato l’occasione di smettere di sentirmi troppo nobile per la logistica. Scrivere non basta, fotografare non basta, fare libri non basta. Serve il sito, serve il post, serve la rassegna, serve farsi vedere insieme a Tizio e Caio, serve il podcast, serve il firmacopie. La cultura è un cantiere. E nel cantiere, se ti presenti vestito da angelo, ti tirano una carriola addosso. Va da sé che hanno ragione loro.

  • Delle cinque persone alle quali avevo deciso di dedicare il libro, una l’ho tolta.

  • Il previsto prezzo di copertina è lievitato da 46 a 49 e poi a 52 euro. Sarà per via dello Stretto di Hormuz?

  • La data di pubblicazione è slittata dall’autunno alle feste di fine 2026, per non entrare in conflitto con Arabo è donna. I due libri non hanno lo stesso mercato e non viaggiano negli stessi circuiti, ma non si sa mai.

  • La tiratura prevista è aumentata di un po’ (è sempre un libro d’arte, intendiamoci, non vi immaginate chissà che, sempre di centinaia di copie parliamo). Però il mio nome ha iniziato a girare, per cui c’è stato qualche preordine in più, che non dispiace.

  • Non ho in mente dei lettori, o delle lettrici, ideali. Diffido moltissimo dei lettori immaginati dagli autori: sono sempre troppo nobili, troppo stanchi, troppo belli nella loro fatica, troppo perfetti per contraddire davvero chi li ha inventati. Io ho in mente lettori disordinati, annoiati, disattenti. Non so, uno che legge tre righe e poi scrolla. Una che ti capisce benissimo ma non te lo perdona. Uno che arriva dalla poesia e pretende il sangue. Una che arriva dalla fotografia e vuole vedere. Una che ha letto Kavafis e quindi non si lascia fregare dai toni solenni. Uno che non legge quasi mai, però i soldi del libro li ha cacciati, e proprio per questo è pericolosissimo: non ha pazienza per le tue eleganze. Va da sé che, di nuovo, è lui che ha ragione.

  • Ho messo e rimesso mano al libro seimila volte, e continua a sembrarmi largamente migliorabile. Ho deciso che questa cosa potrebbe andare avanti per tutta la vita, e quindi è un fenomeno da non assecondare. Per cui la versione alla quale sto mettendo mano ora è quella buona.

  • Le poesie più vecchie, quelle che sono rimaste, mi paiono scritte da qualcun altro.

  • Anche se le poesie più vecchie mi paiono scritte da qualcun altro, ho deciso di lasciarle - poche, ma quelle che ho citato poc’anzi resteranno - per ricordarmi chi era, quell’altro. Un povero scemo, ma da ricordare con qualche affetto.

  • Abbinare poesie e fotografie offre la consapevolezza che i miti sulla sacralità della parola sono falsi e quelli sulla potenza dell’immagine altrettanto. Una fotografia può avere più cose da raccontare, e cose ben più sacre, di dieci pagine scritte in stato di grazia. Al tempo stesso, una frase - se è la frase giusta, per chi legge soprattutto - può evocare visioni più potenti di un’intera rassegna fotografica. Occhio e mente, la memoria delle parole e quella visiva, sono collegati in modi dei quali forse capiscono qualcosa i neuroscienziati, ma secondo me ne sanno ancora poco.

  • Ho stabilito che “indagare il visibile” è decisamente una frase stupida. Il visibile non serve indagarlo, il visibile è ciò che non puoi più fingere di non sapere.

  • Nei Ringraziamenti, alla fine, ci sono un bel po’ di persone in più. Il che non mi sembra un brutto affare. I get by with a little help from my friends.

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O’Professor’