La cosa più fastidiosa
La cosa più fastidiosa
Di Las Meninas
Il dipinto di Velázquez, per capirci
È che non si capisce
Chi stia guardando chi
È un quadro che ne ha diverse, di cose fastidiose
A cominciare dal fatto che al Prado, nella sala in cui è esposto
C’è sempre un sacco di gente. Non si riesce mai
A guardarlo, stando un po’ in pace
Ho anche provato ad andarci a ora di pranzo
Niente: c’è sempre un sacco di gente
La fanbase di Las Meninas
Non va a pranzo. Si nutre di specchi, forse
Ma ancora più fastidioso di questo fatto
È, come dicevo
Che non si capisce
Chi stia guardando chi
O meglio: si capisce. Ma poi, subito dopo
Si smette di capirlo
C’è Velázquez, che dipinge
Ci sta l’infanta Margherita
Con quella faccia
Che hanno i bambini
Quando gli adulti hanno deciso
Che devono rappresentare qualcosa
E gli vanno a dire: “Datti un contegno”
Gli vanno a dire: “Ricordati cosa rappresenti”
La continuità dinastica
La Spagna, gli Asburgo, il futuro. Tutte cose
Che a cinque anni, o giù di lì
Sono un po’ astratte, di ardua comprensione
E il problema è che devi far finta di capirle
Se no, sono ceffoni. A quell’epoca, dicono gli storici
I pargoli delle famiglie reali venivano picchiati moltissimo
Ci sono le meninas. Che poi sarebbero
Le damigelle di compagnia
Una si inchina, una porge qualcosa
Una sta lì, che non sa bene quel che deve fare
C’è un cane enorme, dormiente o quasi
I cani dormienti, o quasi, sono ottimi da dipingere
Nei quadri che raffigurano famiglie reali
Danno una idea di autorità pacificante
“Sotto il mio dominio, i cani dormono in pace”
Che, secondo me, alle monarchie piace molto
O meglio, piace molto a chiunque gestisca un potere
Anche agli amministratori di condominio
E ai capi scout
Ma le monarchie di quell’epoca
Potevano permettersi di dirlo
Ci sono nani, dame, funzionari
Un uomo sulla porta
Che forse entra, o esce
Che è una delle condizioni più vantaggiose
In cui un essere umano possa trovarsi
Entrare, o uscire
Senza essere ancora obbligato
A decidere
Poi c’è uno specchio
E nello specchio
Ci sono il re, e la regina
Filippo IV, e Marianna d’Austria
Che forse sono davanti al quadro: nello stesso punto
In cui siamo noi. O forse stanno entrando
O forse stanno posando
Forse Velázquez
Sta dipingendo loro
O forse sta dipingendo
Un quadro che non vedremo mai
Perché il soggetto del dipinto, non lo vediamo
Vediamo la parte di dietro della tela, il cavalletto
Enorme
È un dipinto enorme
E per quanto ne sappiamo
Velázquez potrebbe essere intento a dipingere
L’apocalisse zombie
Da quasi quattro secoli
Generazioni di studiosi, critici
Storici dell’arte, professori
Persone con occhiali molto costosi
Cercano di stabilire
Chi sia il protagonista
È l’infanta, il re? È Velázquez?
È lo spettatore? È la pittura?
È il potere? È lo sguardo?
Qualcuno ha anche azzardato la tesi
Invero disturbante per molti
Che forse non c’è nessun protagonista
Ci sono soltanto persone
Che guardano altre persone
Che a loro volta
Stanno guardando qualcosa
E nessuno sa con certezza
Se quel qualcosa
Siamo noi
O qualcun altro
Il che
Se ci pensi
È un modo abbastanza preciso
Di descrivere quasi tutto
Famiglie, matrimoni
Uffici, guerre
Funerali
Gruppi di amici
Riunioni condominiali
Con amministratori che pensano
Che un cane dormiente
Sia un bel soggetto per un dipinto
Trasmetta quella bella idea
Di autorità pacificante
“Nel condominio che amministro io, i cani dormono in pace”
Che poi, a ben pensarci, in un condominio ha anche un senso
Un condominio con cani che abbaiano di continuo
Non è il massimo
Ma, amministratori di condominio a parte, tutti quelli che guardano qualcosa
Sembrano convinti che esista un centro
E soprattutto
Che, in quel centro, ci siano loro
Cioè, non proprio convinti: diciamo, un po’ convinti
Ma non del tutto. E per il resto, speranzosi
Spendiamo una quantità enorme, smodata, di energia
Per stabilire
Chi abbia creato il mondo
Chi abbia avuto ragione nella Disputa sugli Universali
Quanta gente abbia ammazzato Stalin, e quanta l’embargo all’Iraq
Chi fosse davvero innamorato, chi abbia tradito chi
Chi fosse indispensabile, fino a quando non ha capito
Che credeva solo di esserlo
Chi debba comparire
Nell’ultima scena
Chi debba esser tradito
Nell’Ultima Cena
Chi tradirà, quello invece
Già lo sappiamo
E invece può darsi
Che non ci sia
Nessuna ultima scena, nessuna Ultima Cena
(Il traditore, quello c’è sempre)
Può darsi che mentre noi discutiamo
Su chi sia il protagonista
Il cane continui a dormire, l’uomo sulla porta
Sia già uscito
L’infanta sia diventata vecchia
E, nel frattempo, anche un po’ zoccola
(Storicamente invece è stata più sfigata, è morta a ventun anni)
Il re sia morto, o sia stato deposto
Velázquez sia morto, o abbia capito che l’arte non era il suo mestiere
La Spagna degli Asburgo
Sia morta a sua volta: o sia semplicemente
Svanita.