Dodicesima poesia dei corpi estranei
Ma poi l’altra sera, dopo aver fatto l’amore
Ti accarezzavo quello stesso culo
Del quale avevo accertato l’imperfezione, accorgendomi
Che c’era quel piccolo bozzo
Che la pelle era un po’ a buccia d’arancia, qui e là
Che certo, non è nemmeno così teso
E, della sua imperfezione, non me ne è fregato nulla
Io non ti voglio perfetta
La perfezione mi annoia
Mi fa pensare alle pubblicità delle banche
“Costruita intorno a te”
(In pratica: una prigione, o un bunker)
Mi fa pensare alla gente che pronuncia la parola “energia”
Con la faccia di chi non ha mai distrutto niente
E ovviamente, è una faccia bugiarda
Che non sarò certo io a condannare il fatto di dire bugie, è normale
Ma bisogna farlo bene
Mentire male, con una faccia così sfacciatamente bugiarda
Beh, è una mancanza di rispetto
E allora, tu fammi vedere per cosa ti sei venduta l’anima
Su quale fuoco hai scelto di camminare scalza
Raccontami delle persone
Che hai lasciato vivere nell’equivoco
Per comodità
Per vanità
Per paura di rinunciare agli applausi
Parlami dell’amicizia che hai tradito in nome dell’amore
E dell’amore che hai tradito in nome del tuo egoismo
Raccontami delle tue crudeltà minori
Che sono sempre le più sincere
Le risposte lasciate visualizzate
I compleanni dimenticati apposta
Le frasi lasciate cadere a volume appena un po’ troppo alto
Così che, quando fingi di non averle dette
Non ti crede nessuno
Dimmi quante volte hai sorriso
Per pura strategia
Quante volte hai fatto l’offesa
Solo per vedere
Chi sarebbe venuto a cercarti
Dimmi dell’uomo che hai stuzzicato solo per lo sfizio di respingerlo
Di tutte le occasioni in cui hai odiato tua madre
Raccontami di quel nemico del quale ti sei vendicata con meschinità
Raccontami della collega
Che hai consolato, piangendo insieme a lei
Mentre sotto sotto speravi
Che non si riprendesse più
Raccontami di quel giorno
In cui hai capito
Che essere desiderata
Ti piaceva più che desiderare
Parlami di quando hai detto “ti amo”
Con quella voce roca da seduttrice
E intanto pensavi ai messaggi
Di un altro uomo
Dimmi se poi, tornando a casa
Ti sei sentita potente
O soltanto stronza
E se sentirti stronza ti è piaciuto
Più del potere
Se hai guardato gli stucchi del soffitto
Con quel trucco ancora addosso
Da donna che ha vinto qualcosa
E cosa poi fosse, nemmeno ti importava
Parlami della gioia oscena
Che hai provato
Quando qualcuno che ti aveva ferita
Ha iniziato a invecchiare male
Dimmi se hai mai guardato una coppia felice
Con quel mezzo sorriso
Di chi sta già aspettando
Il momento in cui si distruggeranno a vicenda
Dimmi queste cose, dimmele tutte
Affinché io ti possa amare ad occhi aperti.
[Poesia portata il 14 maggio 2026 a Latina, in una versione un po’ accorciata, al Gelatina Poetry Slam organizzato dal Collettivo Gelatina]