Congedo dell’amante

E se mi hai mentito, spero tu l’abbia fatto bene

Che sia dolce la colpa, se il cuore trattiene

Ciò che viene dilapidato eppure c’è ancora

Sono uscito sul balcone a fumare, lo ricordo come fosse allora:

Il rosso dell’alba, i tettucci delle auto che si tingono di viola

Torno in stanza e tu sei sul letto, contorta a banderuola

Dormiente, ignara del fatto che tra poco sarai sola

Le labbra secche farebbero onerosa ogni parola

Perciò sono contento di non doverti dire niente

Dio, quanto vorrei insultarti lasciandoti sul comò del contante

Ma poi decido che non è giusto, che siamo pari

Hai forse mentito tu, io ho recitato molto o poco

Due truffatori capaci di tutti gli orrori

Era solo un duetto in un teatro semivuoto

E mentre infili il sonno come un abito d'organza

Io calzo le scarpe con la lentezza della distanza

Che già si apre, che già scricchiola sotto

Ogni passo che faccio è una fucilata senza botto

A elefante donato non si guarda il dito anulare

Ed è così che prendo il fatto che ti ho potuta chiavare

Un sentore di estraniamento che è marchio

Di fabbrica, come la pastiera lo fu di Scaturchio

Hai il profumo delle case dove non si dorme

Hai l’aria di ciò che è classico, ma resta difforme

D'altronde credo che Dante sia in torto quando insinua

Che l’amore sia fuoco purificatore, e non causa di rovina

Tu sei una preghiera che finisce col gemito

Un inno di carne scritto a margine del lecito

Ci siamo sfiorati come chi sa già la fine

Ma vuole andare lo stesso con una lupa oltre il confine

Le tue unghie sono versi, la tua lingua è un testo

Io, un manoscritto aperto che spera in un pretesto

In un traduttore che sappia renderlo in un’altra lingua

Affinché un giorno, tra stranieri, ci sia chi lo intenda

 

Scrivo questi versi per rendere per forza elegante

Una cosa squallida

Ed è perché è così squallida che il pensiero mi soffoca

Che li scrivo

 

Perché se dico soltanto: me ne vado

Resta un letto disfatto, un posacenere, il fiato corto

La tua schiena scoperta e il mio cappotto

La tua schiena è perfetta

Per una scena in cui uno se ne va

Quel tatuaggio che c’è sopra

Che è una roba giapponese di onde e montagne

Non l’ho mai capito bene

Ma è bellissimo

Non merita lo squallore di ciò che c’è stato tra noi

Allora ci metto una rima, una citazione

(Cormac McCarthy è buono ad ogni occasione)

Un po’ di metrica, un certo grado di ostentazione

Così sembra destino ciò che è stato frustrazione

Una tragedia ciò che fu solo una buona erezione

 

È questo il privilegio dei poeti, spararsi pose

Contraffare gli scontrini delle cose

Mettere stemmi nobili sopra casse da trasloco

Chiamare incendio un bagliore anche fioco

 

Ti lascio dormire, finalmente innocente

Di tutto quello che scriverò quando sarai assente

E scendo le scale mentre il giorno si fa chiaro

Con l’eleganza posticcia di chi sa d’essere avaro

 

Non ti porterò rancore, sarebbe troppo serio

Per due che hanno falsificato insieme lo stesso desiderio

Tu mi hai dato una notte, io le darò una morale

È una divisione del lavoro quasi professionale

 

E se un giorno leggerai questi versi per sbaglio

Non cercarti tra le righe: ti ho già fatto un taglio

Come fanno i fotografi col bordo dell’inquadratura:

Tengono ciò che serve

E chiamano il resto

Fuori campo

E quando pensano a ciò che ne hanno fatto

Usano un orribile anglicismo

Dicono, con soddisfazione

Che lo hanno croppato.

Indietro
Indietro

Islands in the Subway n. 70

Avanti
Avanti

Integrazione della pagina dedicata a Futuri Maestri 2026