Cisterna Film Festival, dodicesima edizione
Un mese fa sono stato al Cisterna Film Festival, e ho visto diverse cose che mi sono piaciute. Ho visto anche cose che non mi sono piaciute, ma preferisco concentrarmi su quelle che mi sono piaciute.
I’m Glad You’re Dead Now, di Tawfiq Barhum. Film durissimo, amaro, tredici minuti devastanti (scopro che ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes come miglior cortometraggio, e secondo me ci sta alla grande). Due fratelli, che poi sono il regista stesso e un Ashraf Barhom pazzesco, in stato di grazia - alzi la mano chi lo ha visto nei panni del dittatorello schizzato in Tyrant - tornano sull’isola dove sono nati per seppellire il padre. Il fratello più giovane gestisce l’intera faccenda perché quello più grande non ci sta tanto con la testa; nel corso dei tredici minuti di film capiremo il perché. La faccenda si svolge quasi per intero presso il molo dove i due stanno aspettando la motobarca che dovrà portarli via insieme alla bara del padre. I due parlano, e questa è la cosa più interessante della storia: ovvero che parlano come se noi, spettatori, non ci fossimo. Si raccontano delle cose, si dicono delle cose, parlano di fatti che sanno: ma siccome noi non li sappiamo, ci mettiamo un po’ a collegare i puntini e a capire la storia che stanno raccontando. Quando ci arriviamo, i due sono saliti sulla barca e stanno andando via con la bara. Noi capiamo quel che è successo, restandoci di merda. Fine. Una legnata.
Smells Like Kids Spirit, di Aude Pépin. Nulla di clamoroso o particolarmente originale: una ragazzina con la madre single e un po’ fricchettona sta imparando a crescere. Nel giro di 19 minuti scopre che gli adulti mentono, che la fisicità ha dei confini e sarebbe interessante superarli ma occorre capire quando si può, che per una ragazzina che sta crescendo la figura paterna è un tema complesso, per non dire esplosivo, e che le scelte degli adulti quando si è bambini si può solo subirle. Tutti bravi, eh. La fotografia però è davvero grande. Perché ti fa entrare dentro lo sguardo della ragazzina in un modo che non mi capitava da Son of Saul. Che per carità, quello è un film tremendo, non voglio fare paragoni, ed è un capolavoro. Era per farmi capire, per dire che questo ha di bello Smells like kids spirit, che ti fa entrare dentro. A me non è che interessi granché, vedere le cose con lo sguardo di una ragazzina. Questo film però mi ci ha portato, per mano, con delicatezza, e a me è parso naturale esser lì.
Love and the Others, di Berna Sitera Degirmen. Film turco, venti minuti. Ci sono due ragazzi che flirtano di notte a Istanbul, in mezzo alla strada. Si capisce che si piacciono molto, che c’è una storia. La vita è lì davanti a loro, ce n’è tanta e quindi si fanno tante ipotesi, come quando si è giovani. I due cercano di capire quanto importanti sono l’uno per l’altra, quanto conterà nelle loro vite il loro piacersi a vicenda, se stanno vivendo una storia importante. Arriva una macchina con due poliziotti, uno dei quali è piuttosto nervoso. I due poliziotti parlano dapprima con la coppia, poi vogliono dire qualcosa di specifico al ragazzo e fanno allontanare lei di quel tanto che basta da avere una conversazione appartata. Dicono quel che devono dire a lui, se ne vanno. Lui torna da lei e tra loro è cambiato tutto, o forse no. Fine.
Questi sono quelli che mi son piaciuti di più, nel corso dei tre giorni di programmazione. Va detto che nessuno dei tre ha portato a casa uno straccio di premio, il che mi dispiace. Si vede che il mio gusto personale e quello della giuria del Cisterna Film Festival non sono sintonizzati, pazienza.