Bones and All, di Luca Guadagnino

Luca Guadagnino in Bones and All chiarifica una volta per tutte la sua poetica, già un po' telefonata in Chiamami col tuo nome: tutto o quasi, in amore, si incentra sulla disponibilità di fenomeni ambientali che favoriscano lo stordimento amoroso. Nel caso di Bones and All si tratta di tramonti arancioni o comunque tendenti all'arancione. Se il tramonto è arancione, ci si può innamorare, anzi è facile che accada; se piove, ti attacchi, can't fall in love, non è stagione. Devi aspettare il prossimo tramonto arancione, la prossima folata d'aria primaverile virata seppia, il prossimo chiaroscuro giallorosso (che poi io verso qualunque cosa vagamente giallorossa provi una simpatia che ha del viscerale, è un altro discorso). In diversi momenti del film ho immaginato gli sceneggiatori di Boris scrivere cose tipo “qui i due protagonisti, in virtù della disponibilità di un tramonto arancione, si innamorano senza rompere tanto le scatole”. Comunque il film a me è perfino piaciuto, alla fin della fiera. E poi ci sono i cannibali, e i cannibali a me fanno sempre simpatia, non so perché, come diceva Raz Degan, sono fatti miei.

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E sento il ritmo del tuo respirare che piano piano riprende a ballare dal niente

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No roots