100 bullets, di Brian Azzarello e Eduardo Risso

100 bullets è una saga a fumetti impressionante.

Anzitutto, per il montaggio, che adopera magistralmente pure le vignette piccine picciò. Il che è gran cosa, perché dopo che Frank Miller ha aperto i giochi ai tempi in cui il Cavaliere Oscuro tornò, è nata da parte dei fumettari americani l’abitudine di occupare un sacco di spazio. Macinano splash pages, verticalizzazioni a tutta pagina che manco Sergio Toppi, primi piani primissimi, piani sequenza che occupano due paginazze piene e via discorrendo, perché fare così è facile e spettacolare: scordandosi che Frank Miller, nel suo Cavaliere Oscuro che tornava, è vero che magari ci schiaffava - spesso e volentieri - la splash page con Batman che salta giù dall'elicottero per andarsi a menare con la sbirraglia di Ellen Yindel, o che cavalca alla testa dei Figli di Batman, però poi lavorava duro sulle sequenze di vignette piccine, e lo spazio lo usava tutto per raccontare la storia, non lo sprecava mai. Ricordo bene, io, certi memorabili monologhi di Batman cadenzati al ritmo dei pestaggi, con Batman appunto che stava lì e menava mazzate di morte, e nel frattempo monologava: il pestaggio finale di Superman docet. Ma pochi tra i fumettari americani hanno la serietà professionale d’un Miller, e in tanti sprecano spazio a manetta, cosicché ormai per raccontare certe storielle asfittiche dove non succede quasi niente serve un albo di 48 pagine.

Poveri alberi, mi vien da dire.

Per cui, e non solo per questo motivo qua, 100 bullets è un fumetto impressionante: molto stiloso, scenico, con un sacco di personaggi, scene d'azione superbe, dialoghi solidi e personaggi fichissimi. C'è Lono, un sicario con la faccia bastarda che dà il meglio di sé quando si vendica. In effetti, passa un sacco di tempo a vendicarsi, e noi ce la godiamo un sacco a vederlo vendicarsi poiché è creativo quanto infame nelle sue vendette - la scena in cui ironizza sullo stupro che ha appena inflitto a una tipa dopo averle freddato il fidanzato è magistrale. C'è l'agente Graves, un uomo di fede, intenzionato a dettar legge in un mondo ch'è ormai “fuorilegge nella sua stessa anima”, come dice uno dei personaggi della serie. C'è Dizzy Cordova, una gran figa a cui hanno ammazzato il figlio e il marito, e che ha imparato a sopravvivere. C'è il signor Shepherd, uno che ci tiene a stare in buoni rapporti con tutti e sa essere ironico il giusto pure quando, ahilui, sta scomodamente legato a una sedia con una calibro .45 puntata in faccia. C'è "Loop" Hughes, un nero che trova suo padre, poi trova la vendetta, poi trova un sacco di quattrini e poi trova una galera: e in tutto ciò continua a trovarsi davanti Lono nei momenti più infausti. Ci sono i capi e capetti del Trust, una organizzazione di gente che sarebbe meglio lasciarli stare, ma capite bene che in un fumetto così buona parte del gusto sta nel fatto che i loro nemici decidono che, invece, di lasciarli stare proprio non se ne parla.

E, a parte i personaggi: ci sono un sacco degl'ingredienti tipici di tanta fiction cinematografica e televisiva americana: vendetta, teoria della cospirazione, retroscena svelati a colpi di flashback serrati il giusto, storie circolari in cui niente è ciò che sembra. D’accordo, non saranno ingredienti troppo originali, epperò qui son mescolati magistralmente. Ma soprattutto c'è che la cosa migliore di 100 bullets è, disegni di Eduardo Risso a parte, la sua drammaturgia (Azzarello santo subito). La cui chiave di volta è semplice, eppure - o forse proprio per quello - di una efficacia bestiale. Vale a dire: i personaggi sono personaggi tragici, e la loro tragedia sta nel fatto che, per una volta, devono rispondere a una domanda che, lo sanno, sarà decisiva per il destino proprio e quello d'altri. Ad esempio:

1. Sei uno che non ha mai avuto scelta, nella vita. Sei un povero disgraziato. La sola cosa a cui davvero tenevi - la tua donna, tua figlia, i tuoi familiari - sono stati spazzati via. Ti aggrappi al tuo vivere quotidiano come un naufrago a una zattera di fortuna: ogni tanto scruti l'orizzonte per vedere se c'è terra in vista, epperò non ci credi più di tanto. Un bel giorno arriva da te un tipo in tenuta da Iena (completo nero, cravatta nera, camicia bianca). Vecchio. Dice di essere l'agente Graves. Ti ricorda che la sola cosa a cui davvero tenevi - la tua donna, tua figlia, i tuoi familiari, quello che era - sono stati spazzati via. Ti mostra le prove che il responsabile è un certo tizio: è lui che ti ha portato via tutto. Ha violentato tua figlia lasciandole dei traumi che hanno finito per ucciderla. Oppure è il padre che ha abbandonato te e tua madre lasciandovi a una vita di stenti in un quartiere merdoso. O magari lo sbirro corrotto che ha sparato a tuo marito e a tuo figlio nel mezzo di un regolamento di conti per una storia di droga. Adesso, dice Graves, non sarò io a dirti che cosa devi fare. Però ti lascio questa valigetta. Dentro ci sono le prove che quello che ti ho detto è vero, c'è spiegato come fare a rintracciare il tizio che ti ha rovinato e c'è una pistola con cento colpi: i 100 bullets del titolo.  Qualsiasi cosa farai con quella pistola, la legge non potrà toccarti. Sarai al disopra di tutto. Se ti vendicherai, tu rimarrai impunito. Arrivederci. Oppure:

2. Sei uno che non ha mai avuto scelta, nella vita. Sei un povero disgraziato. La tua vita va avanti per inerzia. Campi d'espedienti. Oppure fai il gelataio ambulante. Sei un nessuno qualsiasi. Un giorno qualcuno ti sussurra una parolina all'orecchio e una parte della tua memoria, che era stata come cancellata, si risveglia. Scopri di non essere, in verità, il nessuno che credevi. Sei uno dei killer più sofisticati che si possano immaginare. Se c'è un sistema buono per ammazzare la gente, tu lo conosci. Con le mani, le lame, le armi da fuoco. Di più: appartieni a una fratellanza di killer che ha uno scopo, un glorioso destino. Ma sei stato tradito. Da gente di cui ti fidavi. Oppure:

3. Sei uno che ha sempre creduto che il mondo fosse quel posto che ti raccontano i giornali e la televisione. Un posto in cui ci sono Stati, leggi, eccetera. Le guerre, le elezioni, i media, i politici corrotti, insomma: le solite cose. Un giorno qualcuno ti racconta che oltre la storia che tutti conosciamo ce n'è una sotterranea. Che le cose non sono quelle che sembrano. Che tu sei, davvero, una pedina di gente che, secoli prima che tu nascessi, ha stabilito il destino del posto in cui vivi. Se la tua vita fa schifo, se non hai soldi, se non hai figa, è colpa loro. Quella gente ha plasmato anche il tuo destino. Sono in debito con te, anche se fino a un minuto fa non lo sapevi. Adesso lo sai. E se lo sai, è perché noi abbiamo deciso di dirtelo. Noi siamo quelli a cui non piace questo stato di cose e abbiamo deciso di fare il culo a questi stronzi. Puoi unirti a noi, se ti va. Ci farebbe piacere.

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