Star Wars: Gli Ultimi Jedi, di Rian Johnson

Star Wars: Gli Ultimi Jedi non è tremendo. Solo, è un film afflitto da quella che io chiamo la Sindrome del Più Massiccio. Siccome è il secondo episodio di una trilogia, e siccome chi l'ha sceneggiato - che poi è il regista stesso - deve essersi posto il problema che sarebbe stato paragonato a L'Impero colpisce ancora, l'intero film è pervaso dal principio: Rifacciamolo Più Massiccio.

(Seguono quelli che per me non sono spoiler, anche perché parliamo di un film del 2017, vale a dire una diecina di anni fa: ma i più fanatici tra voi potrebbero considerarli spoiler ugualmente, per cui occhio).

Ne L'Impero colpisce ancora, per dire, c'è un inseguimento con il Millennium Falcon e stormi di caccia che gli vanno appresso? Rifacciamolo Più Massiccio.

Ne L'Impero colpisce ancora c'è il disvelamento di un penoso segreto familiare? Rifacciamolo Più Massiccio (leggi: più penoso).

Ne L'Impero colpisce ancora c'è l'esodo dei ribelli da una base minacciata? Rifacciamolo Più Massiccio.

Ne L'Impero colpisce ancora c'è una battaglia sul ghiaccio? Rifacciamola Più Massiccia - che poi gli è venuta male, pareva avessero finito i soldi.

Ne L'Impero colpisce ancora c'è una serie di rocambolesche situazioni in una capitale del vizio e del lusso, Cloud City? Rifacciamole Più Massicce (cambiando location).

Ne L'Impero colpisce ancora c'è un aspro confronto generazionale tra Jedi? Rifacciamolo Più Massiccio.

Ne L'Impero colpisce ancora c'è una sottotrama sull'addestramento di un giovane Jedi? Rifacciamola Più Massiccia (carina, però, l'idea di addestrare una Jedi all'idea che sia inutile, anzi pericoloso, addestrare altri Jedi).

Due ore e rotti di film, tutte così.

Per il resto ci si diverte, ma come dire, la sensazione è quella immortalata da Giovanni Lindo Ferretti nel celeberrimo distico, Comodo ma come dire poca soddisfazione / Comodo ma come dire poca soddisfazione, soddisfazione, signore.

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