Se andassi all’inferno
Se andassi all’inferno non sarei stupito affatto
Avrò un tavolo riservato coi dannati di successo
La dannazione avrà in me un acquirente soddisfatto
Berremo veleno liscio, senza ghiaccio né compromesso
Con Lucifero che mi guarda e dice: “Borowski, sei dei nostri”
Qui sotto i peccatori son tutti volti tosti
Ogni bestemmia è un brindisi, ogni vizio un trofeo
Non voglio ali bianche, voglio il marchio del reo
Dei miei sbagli che risuonano come beat distorti
La santità è un party dove dormono tutti morti
E se mi piace pensare a questo epilogo dantesco
È perché oggi da vivo, a non farmi schifo non ci riesco
Oggi mi guardo allo specchio come un giudice in attesa
Che emette sentenza ma non concede difesa
Mi parlo con disgusto, senza grazia né appello
Ogni gesto è un indizio, ogni pensiero un duello
Ho costruito attorno muri e li ho graffitati col mio nome
Ho imparato a sabotarmi con estrema precisione
E ogni mattina mi sveglio, ormai sono una larva
Con la faccia del boia davanti mentre mi faccio la barba
Non cerco redenzione, non credo a chi perdona
Perché il dolore mi somiglia, è la mia vera persona
Chi dice "ama te stesso" non si è mai addentrato
In quell’abisso di meschinità e ipocrisia che è il mio passato
Dove ogni ricordo che parli d’amore suona fasullo
Il cuore era solo un organo, e il corpo un trastullo
Io non voglio salvarmi, voglio capire perché
Ho imparato a disprezzarmi meglio di chiunque, anche di te
Ma poi - quando il fumo si dirada, e l’urlo svanisce -
Resta il silenzio, che nessuna fiamma lenisce.
Né donne né demoni sanno più intrattenere
La noia profonda del non sapere che volere.
Anche l’inferno ha i suoi giorni vuoti, le sere spente,
Dove ogni bestemmia suona già detta, già niente.
E l’anima - che urlava, che spaccava le pareti -
Infine geme piano tra i carboni quieti.
Perché anche il fuoco, a lungo andare, diventa fiammella esangue,
E ogni ribellione, nel tempo, si affievolisce e langue.
Non c’è paradiso né inferno, soltanto l’intervallo
Tra un’illusione e il crollo, tra Riccardo e il cavallo.
E in quel varco sottile, dove non echeggia più suono,
Si affaccia la verità: non siamo niente, non serve il perdono.
[Poesia portata il 13 febbraio 2026 al poetry slam delle biblioteche del CSBNO a Villa Cortese]