Prima poesia dei corpi estranei
Queste narici che hai
Mi hanno stupito l’altra notte
Come fai
A russare così forte
Da dove estrai
Quel suono
Dal tuo corpo esile
Sei alta un metro e sessantadue
Il suono che esce
È una via di mezzo tra quello di un cementificio industriale
E il bombardamento di Guernica perpetrato nel 1937 dalla Luftwaffe
Con il contributo, non dimentichiamolo, dell’aviazione fascista italiana
Io potrei amarti
Per la disinvoltura con cui
Ti tagli le unghie sulle quali
Rimangono tracce di smalto
Rosso
E restano questi pezzetti di unghia
Un po’ rossi e un po’ no
Sul pavimento di casa tua
E tu te ne freghi
“Dopo passo l’aspirapolvere”, dici
Per favore, puoi amarmi?
Nonostante io abbia dei piedi sproporzionati rispetto al fatto che sono alto uno e 76
Porto il 45
Mi rendo conto che, rispetto ai dettami della classicità, sono delle zattere
Ma pure il resto di me
Rispetto ai dettami della classicità
Sta messo male
Questa tua mano
Così piccola
Queste dita che hai
Io mi stupisco sinceramente
Che, piccole come sono
Tu riesca a farci le cose che fai
Nel corso della tua giornata
Aprire il frigo
Cambiare le marce
Scrivere al pc
Scrivere a mano
Giocare a padel
Prendermi il cazzo
E farci quello che vuoi
Per favore, puoi amarmi?
Nonostante io abbia queste strisce di pelle più chiara
Sui fianchi
Dipende dal fatto che una volta pesavo 134 chili
Poi sono dimagrito
Solo che sono rimaste queste strisce di un colore diverso
Dove la pelle ha un’altra consistenza
Più porosa, più granulosa
Non so se sono le parole giuste
Io dovrei essere bravo con le parole
“Scrivi poesie, se non sei bravo tu”, così dici
Ma quando si tratta delle parti del mio corpo
Con le quali non vado d’accordo
Le parole che ho
Diminuiscono
Io potrei amarti
Per la disinvoltura con cui
Esci dal cesso
Dopo aver fatto certe cacche
Dalla puzza terrificante
Sì, dopo apri la finestra e metti il deodorante per ambienti
E vorrei anche vedere
“Sono le conseguenze di una dieta ricca di fibre”
Dici, e ridi
Quando mi consigli di aspettare
Per andare al cesso
Dopo che ci sei stata tu
Un quarto d’ora, minimo
Ma facciamo anche venti, ventidue minuti
Questo fatto che mi consigli di aspettare
E hai anche calcolato il tempo
A me sembra molto dolce
Mi sembra una cosa bella, una cosa per cui
Può valere la pena, di amare
Una persona
[Poesia portata ieri, 27 marzo 2026, al Salvo Imprevisti Poetry Slam Vol. III, seconda manche, a Benevento]