Peter Kampf lo sabía, di Carlos Trillo e Domingo Mandrafina
Purtroppo, in Italia non è facile a trovarsi; trattasi di storia a fumetti pubblicata a puntate su uno dei periodici di fumetti della Eura- non ricordo se “Skorpio” o “Lanciostory”, la memoria fa difetto - col titolo “Peter Kampf lo sapeva”; poi ripubblicata in libriccino, in allegato a “Skorpio”, nel 1992. Secoli fa, insomma. Sarebbe ora che qualcuno la ristampasse, perché non è invecchiata di un giorno.
C’è un editore di fumetti francese che prende un aereo e se ne va a New York, sulle tracce di una striscia - dal titolo Peter Kampf - di cui s’è persa ogni traccia. Il tipo di robe da collezionisti per cui i fumettari vanno fuori di testa, insomma. Solo che, in questo caso, Peter Kampf non è semplicemente finito nel dimenticatoio, come a tanti fumetti succede dopo un po’: è come se qualcuno, doviziosamente, con pervicacia, stesse facendo tutto ciò che è in suo potere affinché non ne resti memoria. Di primo acchito, sembra l’ennesima striscia sul tema del giustiziere: un tizio alto, biondo e avvenente che prende a legnate i criminali e i sovvertitori dell’ordine costituito. Il tipo è indubbiamente un po’ - un po’ tanto - razzista: i suoi nemici sono sempre ebrei, guardacaso. Ma è chiaro che c’è qualcosa di più. E un alone di mistero attornia anche la figura dell’autore, ignoto fumettista austriaco emigrato negli USA nel corso degli anni Trenta: probabilmente, per sottrarsi alla galera.
L’editore francese, giunto negli USA, si mette sulle tracce di questo artista misconosciuto: ne scova altre opere, come il fumetto Superior man, che racconta le imprese di una sorta di superuomo nietzschiano in calzamaglia. Infine, scopre come si chiama: Adolf Hitler, immigrato austriaco morto in miseria dopo una carriera artistica non particolarmente degna di nota, e con smanie da agitatore politico che però non ha mai trovato alleati né seguaci.
Diventa chiaro, a questo punto, che siamo in una ucronia bella e buona: e il fumetto ha buon gioco nel raccontarci questo mondo molto simile al nostro - pare l’America degli anni Cinquanta - in cui però la Seconda guerra mondiale non c’è mai stata, Hitler non è mai salito al potere in Germania, e il nazismo nessuno sa cosa sia. Anche il crollo disastroso di Wall Street, nel 1929, non c’è mai stato: sì, si è verificata uno smottamento grave, ma il sistema ha tenuto. Niente Grande Depressione, niente crisi nera, niente ascesa dei totalitarismi. L’Europa non ha mai vissuto gli orrori del Secondo conflitto mondiale.
In compenso, negli USA si sta affacciando sulla scena un movimento politico che di connotati inquietanti ne ha eccome. Uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti, l’ex attore John Wayne, imposta la sua campagna elettorale su slogan razzisti, culto dell’America “bianca”, discriminazione verso neri e latinos, culto della virilità, militarismo… Il suo consigliere per le relazioni pubbliche è, come Adolf Hitler, un immigrato europeo: tal Joseph Goebbels. E scopriamo alla fine che è proprio lui che sta facendo di tutto per far sparire le strisce di Peter Kampf. Egli considera Adolf Hitler un artista geniale e visionario, sebbene non l’abbia mai incontrato, e vuol togliere le sue strisce dal mercato per poi rilanciarle come materiale propagandistico per la campagna elettorale di John Wayne, diffondendo tra le masse bianche l'odio razziale e l’idea dell’egemonia del ceppo ariano.
C’è del genio, vero? E non tanto - o non solo - per la trama, che è un congegno perfettamente oliato, quanto per il meccanismo che ad essa soggiace: l’idea che certe forme mentali incentrate su superiorità e disprezzo, certi dispositivi di odio e rancore, covino sempre in seno alla natura ferita del genere umano. Se non sorgono in Germania negli anni Trenta accadranno altrove, sotto altre forme, con altri nomi, ma con una struttura non molto diversa. È come se il fumetto dicesse: non esiste un vaccino definitivo contro il totalitarismo, esiste solo una sua latenza. Le strisce di Peter Kampf, da reliquia per collezionisti, ci mettono un istante a farsi bombe a orologeria.