Com’è andata ieri al poetry slam a Cassino organizzato da SPOKEN / Poesia e Rivoluzione

Partiamo dalla cosa meno importante: non ho vinto, non sono nemmeno arrivato al round finale.

D’altronde, vincere sarebbe stato abbastanza inutile, pragmaticamente parlando - sono già alle semifinali regionali LIPS, nel Lazio - ergo, sono andato soprattutto a divertirmi.

E anfattamente ho passato bei momenti e mi sono divertito un sacco, anche se ero un po’ sottotraccia dal punto di vista fisico: stavo incubando l’influenza che mi ha costretto a letto oggi (è da lì che scrivo, tra una puntata di High Potential e l’altra).

Per dare un tocco napoletano alla serata, mi ero portato appresso due dei miei poeti preferiti: Vinicio De Stefano e Maurizio Lioniello, ed entrambi hanno letto cose che mi sono piaciute un sacco.

Maurizio ha letto una delle sue poesie che amo di più, Dopo. E non la amo solo perché è bella: la amo perché, la notte che la sentii la prima volta, mi fu di ispirazione. Gliela sentii leggere al Tasso Alcolico a Napoli, un annetto fa: mi piacque tantissimo e mi fece venire una specie di smania. Quella notte stessa mi misi a scrivere, animato dalle suggestioni che Maurizio mi aveva dato; ne uscì una poesia che omaggiava la sua anche nel titolo - si intitola Poi, dopo. Sì, come poeta io procedo sovente per emulazione, come i serial killer. La mattina dopo gliela mandai, e gli piacque tantissimo; se ne innamorò così tanto che me ne registrò TRE distinte versioni su tre vocali WhatsApp, ed io le conservo ancora. Maurizio è umanamente la mia antitesi - entusiasta e generoso quanto io sono chiuso e malinconico - ed è un vero amico.

E a Poi, dopo io sono particolarmente affezionato. Non solo è una delle poesie che mi ha dato la vittoria nel campionato napoletano dell’anno scorso; è anche la prima poesia che ho inciso su Banda poetica.

Quanto a Vinicio, sentirlo leggere Siamo solo animali e Il condominio di carne è sempre una goduria. Sull’amicizia tra noi potrei scrivere una saga in sedici volumi, che nessun editore provvisto di senno pubblicherebbe mai - ci siamo amati dalla prima volta che l’uno ha sentito leggere l’altro, e da allora è stato un ottovolante affettivo che tuttora continua. Ci siamo confrontati, letti le nostre cose a vicenda, confidati cose che pochi altri sanno; ci siamo detestati e mandati affanculo e abbiamo litigato a più riprese. Ma sempre l’incapacità di stare l’uno lontano dall’altro ha avuto la meglio sui sentimenti negativi.

(Ecco, quando mi chiedono cosa mi ha dato la slam poetry, come è successo l’anno scorso al Premio De André, mi vien da pensare ora che la risposta migliore sia: mi ha dato i miei amici. Mi ha dato delle persone che, mentre mi trovavo isolato e privo di conoscenze in una città che non era la mia, sono entrate a far parte della mia vita; e non ne sono più uscite, da allora). I get by with a little help from my friends.

Per cui ieri mi sono divertito un sacco lo stesso, anche se non ho vinto. E c’è stato del’altro, anche: Clio Buren ha letto una vertiginosa invettiva in napoletano dinanzi alla quale mi sono spellato le mani a furia di applausi. Gli MC 1989 e Cecilia Lavatore hanno condotto la serata splendidamente. E a Cecilia è pure successa una cosa che, non so perché, ma adoro quando capita: recitando una sua poesia per il sacrifice, s’è impappinata due volte. Lo so, è una cosa strana, ma è una mia fissazione: vado matto per quelle volte che i poeti si impappinano. Mi sembra che aggiunga un sovrappiù di umanità. Che è una cosa di cui abbiamo tutti bisogno.

Bravi anche tutti gli altri partecipanti, e grazie al collettivo SPOKEN / Poesia e Rivoluzione. Ci si vede in giro, come al solito.

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Islands in the Subway n. 20