Buonasera alle cose di quaggiù, di Antònio Lobo Antunes

Alcune cose che vi conviene sapere prima d'iniziare a leggere Buonasera alle cose di quaggiù, di Antònio Lobo Antunes. Quelle che mi sembrano essenziali, diciamo.

1. Buonasera alle cose di quaggiù è un libro arduo. Difficile. Intendiamoci: è scritto in una lingua molto piana e regolata, fatta di parole d'uso comune. Però è anche un libro vertiginoso: e poiché rimane vertiginoso per oltre 500 pagine, capirete ch'è una faticaccia. Una roba per lettori tosti. Gente che ha fatto scorpacciate di Faulkner; e penso a Faulkner perché uno come Tiziano Gianotti - che sa - ha definito faulkneriano, e non senza ragione, l'incendio narrato nel prologo. Anzi, è un libro per gente che ha fatto scorpacciate di Faulkner e non ne ha avuto abbastanza. Tipo me, ecco.

2. Forse faccio un torto a Buonasera alle cose di quaggiù nel dire ch'è un libro faulkneriano. E' un libro originale, non derivativo, che ha una sua autentica grandezza. Ho usato il termine faulkneriano - a parte quel che ha scritto Gianotti - per dire ch'è un libro che adopera senza pietà due espedienti molto amati da Faulkner: lo spostamento continuo del punto di vista narrante, e l'affastellamento di immagini potenti, stordenti, aggressive, dense. 

3. Si può sopravvivere alla lettura di questo libro accettando che, per entrare dentro la storia e capirci qualcosa, occorre decifrarla dalle immagini. Sono 565 pagine di immagini violente e caleidoscopiche, montate affastellate esplose e rimontate con un ritmo da videoclip. Più che il racconto di una storia, un videoclip di 565 pagine. Vabbè, facciamo 563 (l'epilogo, peraltro assai breve, è una narrazione più convenzionale). Se siete patiti di fotografia e vi piace vederla traslata in parole, è il libro che fa per voi.

4. Per decifrare dalle immagini la storia narrata in Buonasera alle cose di quaggiù, occorre abbandonarsi alle immagini. Fate così: non preoccupatevi di quello che succede. Non preoccupatevi del fatto che le immagini abbiano un senso. Cercate di vedere con gli occhi quello che state leggendo. L'ho messo in corsivo perché, se ci tenete a leggerlo, è davvero importante: non preoccupatevi di identificare il senso delle immagini nel racconto. Quando leggete “i gelsomini scomparvero, la cugina scomparve, tutto scomparve meno le grida, il sospetto che le grida fossero sue, si spaventò, non ebbe tempo di spaventarsi perché dopo nulla, il fratello dell'obiettivo lasciò cadere il martello...”, oppure: “nel patio, la bocca di mio cugino a crescere nella bacinella impedendomi di vedere mia zia che si reggeva alle cassette di pesce essiccato detestandolo”, oppure: “mentre mastica sempre massaggiandosi la caviglia, ad abbandonare la caviglia per acciuffarmi mentre il cesto giù in strada, non mi dà fastidio che mi trascinino nell'autorimessa qui accanto”, ebbene: quando leggete queste cose, e altre, cercate di vedere con gli occhi, come se fosse un ricordo, ogni immagine, ogni sequenza, e anzi cercate di esplorarla a fondo, cercate di figurarvi l'espressione schifata della zia che si regge alle cassette di pesce essiccato, la sua faccia contratta in una smorfia, le dita contratte ad abbrancare il legno delle cassette del pesce, i pesci essiccati dentro le cassette (quanti sono? e come sono fatti?). Cercate di immaginare ogni cosa e di portarvela in mente come se fosse un ricordo. Se farete così, anche di fronte a certe sequenze d'immagini che possono sembrare esplose, imbizzarrite, dopo un po' (5 pagine, 10 pagine...) riuscirete a ricostruire in mente la storia che quelle sequenze d'immagini raccontano, la storia vi si formerà in mente come se fosse un ricordo, e sarà bellissimo. Sarà bellissimo.

5. Fate in modo di non avere fretta, per nessuna ragione. Non incalzate il libro con accessi d'impazienza. Dovrete desiderare di restare attaccati a ciascuna pagina, od ogni immagine, a lungo. Sennò vi perdete il meglio.

6. Se vi piacciono le storielle intimiste, lasciate perdere. Sinceramente. Odierete questo libro. Non ho mai visto/sentito tanti incendi, tanti saccheggi, tanto puzzo di morte, tante violenze, tante atrocità in un libro solo. D'altronde, è (anche) la storia di una guerra coloniale, di una sommossa; ed è (anche) la storia di un agente segreto inviato a eliminare un soggetto pericoloso, e di altri agenti segreti poi inviati sulle tracce del primo agente, eccetera. Di sicuro comunque è un libro violentissimo: la gente muore a grappoli e con abbondanza di dettagli.

7. Vi piacerà Buonasera alle cose di quaggiù se vi piacciono i libri che scavano nella memoria. Ogni capitolo inizia generalmente con qualcuno che, da una situazione di calma pressoché assoluta, ricorda una serie di eventi violentissimi accaduti nel passato. Spesso a scatenare l'operazione di scavo nei ricordi è un dettaglio, o il fatto che lo sguardo di un personaggio si soffermi su un dato luogo: lo sportellino di fil di ferro della gabbia di un tucano che non c'è più; le rovine di una casa annerite e scorticate da un rogo immane; quel che rimane in piedi del portico di una macelleria, dopo una devastazione (è un romanzo pieno di rovine, questo); su una spiaggia, i granchi “che le onde avevano rifiutato...”.

8. L'autore adopera con facilità l'espediente di sovrapporre alle immagini della storia altre immagini, per produrre una forte suggestione visiva ed emotiva nel lettore. Avete presente quel che faceva Ejsenstein in Sciopero? In Sciopero, lo dico per chi non ha visto il film o non se ne ricorda, c'è la storia di un operaio che - ingiustamente accusato di furto - si suicida, da cui la rivolta degli altri lavoratori che in barba a fame e miseria indicono uno sciopero, ad oltranza. Viene subito inviata la polizia che in risposta ad una carica dei ribelli, compie un vero e proprio massacro: ebbene, Ejsenstein inserisce scene di macello di animali durante la cruenta carica della polizia. Antònio Lobo Antunes, in Buonasera alle cose di quaggiù, fa un uso piuttosto disinvolto di espedienti del genere: grandioso, per dirna una, il modo in cui sovrappone e alterna le scene di corrida al dialogo tra l'agente segreto e i suoi superiori, nel primo capitolo. 

9. Non so come abbia fatto la traduttrice, Vittoria Martinetto, a gestire un romanzo del genere: e lo dico come uno che non sa il portoghese, quindi come uno anche un po’ spaventato. Non la conosco, non l’ho mai incontrata, non so nemmeno quanti anni abbia, ma me la immagino come una gladiatrice. Leggo che è professoressa associata di Lingua e Letterature Ispanoamericane, però ecco, a questo punto per me non significa nulla: me la figuro come una professoressa associata di Lingua e Letterature Ispanoamericane con la passione delle lotte tra gladiatori. In prima persona, possibilmente.

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Racconti della metropolitana, II

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